What We Want: l’Atlante visivo di Francesco Jodice approda a Lisbona

di - 9 Dicembre 2020

Una prolungata teoria di bianchi edifici squadrati, torreggianti sulla superficie luminosa della sabbia bianca e della riva celeste. Insegne dai caratteri rossi che si sovrappongono nella prospettiva di una umida strada urbana. Distese desertiche e segnali stradali, elementi abbandonati a se stessi oppure ostinatamente sottoposti ad accurati interventi di manutenzione, turismo e scoperta, invasione o sottomissione, tra Singapore, New York, Tokyo, Parigi e poi Gerusalemme, Dubai, Sao Paulo. Queste e decine di altre tappe ancora, dall’uno all’altro Oceano, scandiscono il fitto atlante visivo di Francesco Jodice, le cui immagini si susseguono veloci e sospese come una grafia in “What We Want”, mostra a cura di Angela Tecce e visitabile al Museo Nazionale delle Carrozze di Lisbona, promossa dall’ICC- Istituto Italiano di Cultura di Lisbona.

Francesco Jodice, What We Want, Tokyo, T50, 2008

«Le immagini fotografiche di Jodice esprimono compiutamente il suo essere al mondo configurandosi, allo stesso tempo, come un moderno e personalissimo atlante, il suo sguardo sul mondo. Scrittura e fotografia vanno di pari passo – anzi la scrittura precede l’atto del fotografare – nel rappresentare luoghi del nostro pianeta, nei quali i paesaggi, i centri urbani, le megalopoli non vengono semplicemente riprodotti, ma sono analizzati confrontandoli con i desideri e le aspettative delle comunità che li abitano», ha raccontato Tecce.

Incentrato più sui cambiamenti del paesaggio che sul paesaggio stesso, cioè sui processi antropici che sovrascrivono paure, pulsioni e desideri collettivi su un determinato habitat trasformandolo in un contesto, What We Want è il titolo del progetto avviato da Jodice nel 1995 e ancora in corso, di cui la mostra a Lisbona rappresenta un momento di riflessione. Tra fotografie e video, in un allestimento curato dall’architetto Nadir Bonaccorso, viene esposta una selezione significativa di venti luoghi toccati da Jodice, insieme alla proiezione del primo film della trilogia Citytellers, del 2006, incentrato sulle nuove forme di urbanesimo e dedicato a Sao Paulo, la città più popolosa del Brasile e dell’emisfero occidentale.

Francesco Jodice, What We Want, Sao Paulo, T39, 2006

«Le vedute, di grande formato, non sono soltanto la testimonianza di ciò che è, di quello che vediamo con gli occhi, ma vi si percepisce la consapevolezza del passato e di ciò che vi è accaduto; i grandi eventi che li hanno mutati non sono mai documentati direttamente ma traspaiono nella visione di spazi coinvolti dai cambiamenti in atto. Il vecchio e il nuovo si incrociano talvolta in modo stridente, apparentemente contraddittorio: nuove forme dell’abitare e costumi o attività tradizionali che testimoniano il riverbero della storia nella vita della gente», ha continuato la curatrice.

Francesco Jodice, What We Want, Jerusalem, R31, 2010

Nell’ambito della mostra, è stata organizzata anche una performance con il coinvolgimento degli studenti della scuola Colégio do Bom Sucesso di Lisbona, che hanno ricopiato a matita i testi di presentazione delle opere, scritti da Jodice prima di fotografare. Nel calendario delle attività collaterali, in programma anche un webinar, che si svolgerà mercoledì, 9 dicembre, alle 19 ora italiana, cui prenderanno parte l’artista Francesco Jodice, la curatrice Angela Tecce, l’architetto Nadir Bonaccorso e la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Luisa Violo. L’incontro sarà trasmesso in streaming, tramite piattaforma Zoom. Qui tutte le informazioni per partecipare.

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