Categorie: Arti performative

Arte Fiera e Fondazione Furla: Chalisée Naamani per il nuovo progetto performativo

di - 6 Novembre 2025

Si rinnova la collaborazione tra Arte Fiera e Fondazione Furla per il programma di azioni dal vivo curato da Bruna Roccasalva, Direttrice Artistica della Fondazione, che da quattro anni porta alla fiera di Bologna un’indagine sul linguaggio performativo come forma d’arte espansa. Dopo gli interventi del collettivo Public Movement (2023) e delle artiste Daniela Ortiz (2024) e Adelaide Cioni (2025), l’edizione 2026 vedrà protagonista Chalisée Naamani. L’artista francese porterà ad Arte Fiera una riflessione sulla costruzione del sé nell’era delle immagini e delle trasformazioni materiali.

Chalisée Naamani. Photo: Aurélia Casse

Nata nel 1995 a Neuilly-sur-Seine, l’artista vive e lavora a Parigi, dove si è formata all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts. La sua pratica attraversa pittura, scultura, moda e tecnologia, intrecciando linguaggi eterogenei in un universo visivo stratificato e personale. Negli ultimi anni ha esposto in istituzioni come il Palais de Tokyo (2025), la Pinacoteca Agnelli (2024) e BOZAR a Bruxelles (2022), ricevendo riconoscimenti come il Premio Pista 500 e il Prix des Fondations.

Nelle sue opere, spesso realizzate con materiali di recupero e tessuti stampati da un archivio iconografico in continua evoluzione, la figura umana diventa un campo di sperimentazione estetica e politica. I suoi vêtements-images, abiti-immagine concepiti come sculture o dipinti, incarnano la tensione tra identità e rappresentazione, desiderio e artificio.

Exhibition view, Chalisée Naamani, Octagon, Palais de Tokyo (Paris), 12.06-07.09.2025. Courtesy of the artist and Ciaccia Levi, Paris – Milan © Adagp, Paris, 2025. Photo credit: Aurélien Mole

Per Arte Fiera 2026, Naamani presenterà un’opera inedita che unisce performance, scultura e installazione. Nel Padiglione de l’Esprit Nouveau si aprirà un ambiente multisensoriale dove corpo, spazio e materia si fondono in un continuo processo di metamorfosi. Il progetto, concepito come un “abito architettonico”, riflette sul rapporto tra l’individuo e l’habitat, sulla memoria del modernismo e sulla possibilità di re-immaginare oggi il suo linguaggio attraverso il filtro dell’esperienza femminile e post-digitale.

L’intervento si inserisce nel contesto delle celebrazioni per il duplice anniversario del padiglione, costruito nel 1977 nel parco antistante la fiera come fedele ricostruzione dell’originale ideato da Le Corbusier e Pierre Jeanneret per l’Exposition Internationale des Arts Décoratifs di Parigi del 1925: cento anni dalla sua ideazione e 50 anni dalla sua realizzazione a Bologna.

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