I Kraftwerk nella mostra del Design Museum
Il Design Museum di Londra ha iniziato il 17 dicembre ad offrire ai suoi visitatori la visita virtuale sul proprio sito della mostra temporanea “Electronic: From Kraftwerk to The Chemical Brothers“. Tutti i musei del mondo, per via della pandemia, hanno fatto ricorso al digitale nella loro programmazione per restare «aperti», non potendo accogliere il pubblico nelle loro sale. La maggior parte ha fatto la scelta di condividere in forma gratuita contenuti, video esplicativi registrati o in streaming con la partecipazione di direttori, curatori e altri meno conosciuti professionisti del settore. Il Design Museum nella prestigiosa Kensington High Street, non lontano dal V&A museum, chiede 7,99 £ ovvero 8,99 euro per essere accompagnati nella visita alla mostra dai due curatori Gemma Curtin e Maria McLintock.
Un messaggio di attenzione per chi non segue abitualmente le mostre europee: il progetto londinese è una “seconda tappa” in parte déjà vue della mostra della Philarmonie di Parigi “Electro: From Kraftwerk to Daft Punk”. Non ho comprato il biglietto per vedere il virtual tour della mostra del Design Museum (e credo non lo farò). Dopo essere rimasta colpita dalla mostra della Philarmonie (aperta dal 9 aprile fino all’11 agosto 2019) sarà difficile apprezzare in pieno la versione inglese.
Chi decide di acquistare il biglietto avrà comunque la possibilità fino a marzo 2021 di rivedere la mostra, il cui successo è stato evidente anche quando il museo era aperto, con un sold out nel giugno scorso. Protagonista della mostra è la musica elettronica basata su proiezioni, luci e punti di diffusione che, ad avviso di chi scrive, difficilmente può essere riprodotta e compressa online. Gli elementi multimediali accompagnati da documenti, CD e disegni, perdono la loro forza se interponiamo un altro schermo tra il visitatore e l’esperienza museografica.
La domanda che sorge spontanea è se valga la pena di pagare un biglietto per vedere online una mostra che proprio dalla diffusione digitale perde l’appeal legato al suo formato. Prima di rispondere a questo dubbio è necessario comunque considerare che la mostra ha dovuto sostenere dei costi importanti: prestiti di opere da Detroit, Chicago e New York e un sistema multimediale e di installazioni luminose considerevole. Lo studio 1024 architecture si è occupato di progettare e seguire il cantiere di queste ultime : il video delle aste con giochi di luce al neon che disegnano delle onde, visibili sul sito dello studio, è incredibile online, figuriamoci dal vero. Se la mostra non può aprire al pubblico e vedere ingressi, il museo ha deciso di offrire (a una tariffa ridotta) questa esperienza. Lo stesso catalogo e accessori possono essere acquistati online ed è lo stesso direttore del museo, Tim Marlow, a concludere il video di presentazione dicendo «Ready? Enjoy the show». Siamo pronti a sostenere il settore culturale, fortemente toccato dalla crisi sanitaria, con questa esperienza o è preferibile aspettare di vedere questo tipo di museo una volta riaperta la cultura?
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