Murales cancellati a Napoli: quando la creatività devia dalla coscienza

di - 9 Febbraio 2021

Di questi tempi, nei quali ogni aspetto della nostra vita precedente è prospetticamente stravolto, suonano ancora più spiazzanti quelle iniziative che siano improntate a un pedissequo ricalcare modalità e comportamenti precedenti, soprattutto quando questi erano già su piani di interpretazione controversi. Se poi i temi sono inerenti alla creatività artistica contemporanea di incerta catalogazione, tutti i ragionamenti diventano ancor più critici e i dubbi impattano con il senso della necessità di trovare risposte adeguate a scopi appropriati a una nuova ri-civilizzazione e a visioni socialmente attente.

I murales cancellati a Napoli e la faida della street art

A Napoli, proseguendo nella logica di utilizzare l’espressione artistica per creare modelli di affiliazione e consenso alle regole “antistato” della malavita, che aveva trovato nella musica neomelodica il suo territorio privilegiato, è sorta una street art del vicolo, verrebbe di chiamarla ironicamente “arte strittulella”, che ricalcando l’impostazione stilistica dei grandi murales istituzionali a Napoli, celebrativi di eroi come Maradona o “lo scugnizzo”, ha utilizzato i muri di vecchi edifici in centro storico per esaltare e commemorare con il loro grande ritratto due adolescenti, Ugo Russo, 15 anni, e Luigi Caiafa, 17 anni, – di quelli che Maurizio Braucci definirebbe “gli invisibili” – che dopo una morte violenta nell’esercizio delle loro attività illegali si guadagnano quell’ipervisibilità che la realtà della loro esistenza gli aveva negato.

Il murale di Ugo Russo

La soluzione prospettata dalle pubbliche amministrazioni, per censurare questa esaltazione malavitosa e camorristica, è quella di cancellare rimuovendo le opere o forse ingiungere di farlo ai condomini proprietari delle facciate, come pure si è letto. Forse non la soluzione migliore. Intanto, nelle ultime ore, in una sorta di faida murale, è stata imbrattata un’opera di Jorit raffigurante Nino D’Angelo, nel quartiere di San Pietro a Patierno.

Tra webinar e didattica a distanza: modelli di partecipazione

Un’altra faccia della crisi riguarda la fruizione artistica e museale. Su questo tema il CAMOC – Collections and Activities of Museums of Cities ha promosso un webinar su “Museums of Cities at the Time of Pandemic”. Vi hanno partecipato esperti internazionali ma la qualità dei supporti grafici e fotografici e i video degli interventi sono approssimativi – perfino nella connessione –, i contributi si presentano tendenzialmente compilativi e riepilogativi di iniziative già svolte o programmate anche prima del Covid. Uno sforzo non proprio riuscito. Ancora una volta, la pandemia rivela di aver colpito duramente ogni tipo di attività ma, inesorabilmente, evidenzia la difficoltà strutturale ad adeguarsi alle nuove condizioni e la ridotta capacità di affrontarle con inventiva e propositività.

Questa percezione scoraggiante di una cultura e di un’autorità autoreferenziale si è attenuata leggendo una notizia on line che riporta l’iniziativa di una docente del liceo Ariosto di Barga, in provincia di Lucca, Riccarda Bernacchi, che ha proposto ai suoi studenti, nel corso delle lezioni in DaD, di approfondire il tema musei e digitalizzazione a seguito del Covid al fine di elaborare idee e proposte. A partire dal Piano triennale per la digitalizzazione e l’innovazione dei musei redatto dalla Direzione Generale Musei del MIBACT nel 2019, ante Covid, e di come avrebbero immaginato un museo o una mostra online gli studenti, riuniti in gruppi, hanno prodotto un documento che raccoglie soluzioni differenti.

Ovviamente il valore dell’operazione non consiste nella qualità delle proposte, pur originali e interessanti, ma nel metodo e nello spirito trasversale che l’ha attivata. Su due piani: quello didattico di coinvolgere su un tema critico e strategico le capacità degli studenti e quello dell’articolazione delle proposte.

Il murales di Jorit

Ripristinare il collegamento

Questo può essere uno spunto per affrontare il problema iniziale. Porsi l’obiettivo di trasformare quella prova della deviazione della coscienza civile critica. Non cancellare contrapponendosi con un’ideologia che viene respinta per default, anche se non sempre senza ragione, ma tentare di indirizzare e motivare le potenzialità creative che appaiono energiche, visto che l’impatto visivo delle immagini prodotte è certamente elevato e paragonabile agli stilemi dei consolidati esempi realizzati altrove, anche nelle immediate vicinanze.

E per ottenerlo, promuovere iniziative coinvolgendo gli istituti scolastici, in special modo quelli d’arte, l’Accademia di belle arti – anche collegandosi alle numerose associazioni e fondazioni presenti nell’area –  per dare impulso all’utilizzo delle creatività positive esistenti e introdurre testimonianze di dissenso a quei modelli. Utilizzare codici di trasmissione di informazione immediati, usando strumenti di comunicazione e rappresentazione sia tradizionali che innovativi.

Entrare così nel vivo di territori nei quali la maggioranza ha perso il collegamento con la realtà civile e urbana e i principi di solidarietà e puntare sul desiderio di conoscenza per scardinarne le regole improntate alla violenza, alla sopraffazione e all’avidità di danaro e potere criminale.

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