Stadi sì, teatri no: l’apertura dell’Olimpico beffa la cultura

di - 14 Aprile 2021

Non è servito a placare gli animi il confronto avvenuto lunedì tra il Ministro della Cultura Dario Franceschini e il Comitato Tecnico Scientifico, anzi, alla luce degli ultimi sviluppi, quello spiraglio sulle riaperture di teatri, cinema e sale da concerto sa più di beffa che di concreta possibilità. Il Governo ha infatti autorizzato la FIGC ad aprire al pubblico lo Stadio Olimpico di Roma per ospitare le gare degli Europei di calcio, che si terranno a giugno 2021, con una capienza consentita pari al 25% di quella totale. Il che, facendo due conti, equivale a circa 16mila persone, che potranno assistere alla partita inaugurale Italia-Turchia, l’11 giugno, e alle altre gare in programma a Roma.

Il provvedimento non è piaciuto affatto a Franceschini e a tutti i rappresentanti del mondo dello spettacolo dal vivo che, da mesi, agonizza nell’attesa di tornare ad aprire i suoi spazi, tanto al chiuso quanto all’aperto. Ma mentre per una partita di calcio si è disposti a far entrare tranquillamente 16mila persone in uno stadio, per poche centinaia di posti per uno spettacolo teatrale o per un concerto si dibatte da mesi.

«In relazione alle notizie di stampa riguardo ad una differenziazione tra la presenza del pubblico negli eventi sportivi e in quelli culturali, il Ministero della Cultura precisa che: sia nell’audizione di lunedì sia nelle proposte inviate ieri al Cts, il ministro Franceschini ha chiesto che, nel caso in cui si dovessero autorizzare eventi sportivi con pubblico, le stesse regole dovrebbero riguardare i concerti e gli spettacoli negli stadi o in spazi analoghi», dichiarano dal MIC.

«È evidente che siamo di fronte ad una farsa. Si dibatte su protocolli stringenti sui quali dovrebbe esprimersi il CTS, per consentire quest’estate eventi musicali con mille o poco più persone all’aperto, e nello stesso momento si approva un piano per l’accesso di oltre 16 mila persone all’Olimpico in occasione degli europei di calcio?», ha dichiarato, ad Adnkronos, Enzo Mazza, Ceo della FIMI – Federazione Industria Musicale Italiana. Intanto, i lavoratori dello spettacolo sono tornati a occupare i teatri: stamattina è toccato al Globe Theatre di Roma.

Insomma, parlare di riaperture senza tenere in debito conto i numeri, i biglietti e le persone che, concretamente, potranno assistere a uno spettacolo o a un concerto è uno specchietto per le allodole. Doppiamente dannoso perché, magari, una riapertura non equamente compensata dalla possibilità di accesso del pubblico potrebbe paradossalmente rendere inaccessibili gli agognati ristori. Il documento inviato ieri da Franceschini al CTS, tra le altre misure, prevedeva un aumento della capienza dei luoghi dello spettacolo dall’attuale 25% al 50%, con un tetto massimo di 500 spettatori al chiuso e 1000 all’aperto. Ma le associazioni del settore preferirebbero una valutazione non basata su una percentuale generica, bensì su una serie di indicatori che tengano conto di diversi fattori, quali l’ampiezza degli spazi e l’utilizzo di determinate misure di sicurezza. Sempre nel documento redatto dal MIC, si auspicava l’organizzazione, in via sperimentale, di eventi con 5mila spettatori, seguendo i tentativi già fatti in Spagna e in Olanda.

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