Un ritratto di Lord Balfour, ex primo ministro britannico, conservato al Trinity College dell’Università di Cambridge, è stato seriamente danneggiato da un’attivista del collettivo filo-palestinese Palestine Action. Nel video, pubblicato sui canali social del gruppo, si vede la donna imbrattare il dipinto con uno spray rosso, simbolo del sangue versato, prima di squarciare la tela in più punti con un taglierino.
Arthur Balfour fu uno dei principali sostenitori della creazione di uno Stato ebraico. Espresse la sua volontà in una lettera, datata 2 novembre 1917, indirizzata a Lord Rothschild, principale rappresentante della comunità ebraica inglese. Quella missiva rappresenta un documento ufficiale del governo britannico nel quale si affermava di guardare con favore alla creazione di una “dimora nazionale per il popolo ebraico” in Palestina. L’opera conservata al Trinity College risale al 1914, l’autore è Philip Alexius de László, pittore di origini ungheresi, conosciuto soprattutto come ritrattista di personalità regali e aristocratiche.
«Scritta nel 1917, la dichiarazione di Balfour diede inizio alla pulizia etnica della Palestina promettendo la cessione della terra – cosa che gli inglesi non hanno mai avuto il diritto di fare», si legge nella dichiarazione che accompagna il video. «Dopo la Dichiarazione, fino al 1948, gli inglesi bruciarono i villaggi indigeni per preparare la strada; a ciò si sono aggiunte uccisioni arbitrarie, arresti, torture e violenze sessuali, compreso lo stupro. Gli inglesi aprirono la strada alla Nakba e addestrarono la milizia sionista a pulire etnicamente oltre 750.000 palestinesi, distruggere oltre 500 villaggi e massacrare molte famiglie. La Nakba non si è mai fermata e il genocidio odierno è radicato e sostenuto dalla complicità britannica. Ora Elbit Systems, il più grande produttore di armi israeliano, usa la Gran Bretagna come avamposto produttivo per costruire armi che vengono ‘testate in battaglia’ sui palestinesi»
Il mese scorso, gli attivisti di Palestine Action fecero irruzione in una fabbrica della Elbit a Bristol. In quella occasione, cinque manifestanti finirono sotto processo, accusati di furto con scasso e danneggiamento. Luneì scorso invece avevano preso di mira anche il quartier generale della Smith Metals nel Bedfordshire, società ingegneristica accusata di complicità nel genocidio di Gaza. Le finestre sono state rotte e sull’edificio è stata spruzzata vernice rossa.
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