La Biblioteca Braidense a rischio chiusura per carenza di personale

di - 11 Febbraio 2020

La Biblioteca Nazionale Braidense, la terza in Italia per ricchezza del patrimonio librario, attualmente comprensivo di circa 1.500.000 pezzi, tra manoscritti, incunaboli, periodici e libri moderni, rischia la chiusura. A lanciare l’allarme sono stati Maria Goffredo, direttrice della Biblioteca, e James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera, sotto la cui giurisdizione, da luglio 2015, rientra anche la Braidense.

E quella che potrebbe suonare quasi come una provocazione, contando l’importanza dell’istituto in questione, potrebbe essere invece una amarissima realtà, visto che, a distanza di 15 anni, i dipendenti della Biblioteca sono passati da 145 a 54. Un numero destinato a dimezzarsi nel corso del prossimo biennio: 27. E se nel 2005 i bibliotecari – che sono una figura professionale specificamente inquadrata dal contratto pubblico – erano 32, tra due anni ne rimarrà solo uno. Che, per quanto potrebbe suonare eroico, non potrebbe garantire l’apertura della Biblioteca e la fruizione di tutti i suoi volumi.

E dire che, durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo programma, si sarebbe dovuto parlare di strategie di sviluppo e di futuro radioso. Ma questa carenza di personale rischia di compromettere il regolare funzionamento della Biblioteca. Anche se Bradburne, architetto e museologo canadese naturalizzato britannico, nominato a direttore nel 2015 in seguito alla Riforma di Dario Franceschini, in questi anni ha fatto un ottimo lavoro e non ha messo da parte le speranze e soprattutto le idee per il futuro.

Dario Franceschini e James Bradburne

La sottile differenza tra museo e biblioteca

«Siamo la terza biblioteca nazionale del Paese dopo Roma e Firenze, abbiamo un milione e mezzo di volumi e, nel 2019, abbiamo accolto 125mila frequentatori. Esclusi i costi del personale, la biblioteca necessita di 6-7mila euro all’anno. I contributi statali arrivano ma non bastano e sono spesso finalizzati a progetti speciali, come, recentemente, la climatizzazione e l’automatizzazione», ha spiegato Bradburne. E qui casca la sinergia tra pubblico e privato, che sembra essere diventata la panacea per tutti i mali del settore culturale. «Non possiamo aspettare che intervenga lo Stato: il Mibac ha elargito i fondi necessari per alcuni interventi importanti, ma molti di più ne servono. Il mio obbiettivo è di raccogliere 300mila euro dagli sponsor», e poi per il personale «il ricorso a cooperative, in accordo con i sindacati, per stipulare rapporti di lavoro temporaneo». Basterà?

Sembra strano che, in un periodo in cui i musei possono snocciolare cifre altisonanti – qui la classifica dei musei più visitati del 2019 -, un sito come la Biblioteca Braidense rischi la chiusura. Già, i musei appunto. Soprattutto i musei autonomi, che possono fare cassa per esempio attraverso la bigliettazione e produrre addirittura utili, come fossero delle aziende. Ma l’accesso alle biblioteche è gratuito, per fortuna, e le 125mila persone all’anno che frequentano la Braidense non sono spettatori paganti ma studiosi, per lo più. Una differenza sostanziale. Che poi Bradburne nel suo mandato ha sempre messo in evidenza l’autonomia tra i due istituti, tra la Pinacoteca di Brera e, appunto, la Biblioteca Braidense.

Palazzo Brera

Storia e immediato futuro della Biblioteca Braidense, da Maria Teresa a Kiefer, evitando la chiusura

Eppure il fascino non manca. La Biblioteca Nazionale Braidense venne fondata nel 1770 dall’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo. «Una biblioteca aperta ad uso comune di chi desidera maggiormente coltivare il proprio ingegno, e acquistare nuove cognizioni», diceva la monarca illuminata che, durante il suo regno, diede impulso a una serie di riforme economiche e sociali, nonché allo sviluppo della cultura. Anche se, per onestà storica, dobbiamo ricordare che fu proprio il suo governo a mettere all’indice i libri di Voltaire e Jean-Jacques Rousseau. Particolarmente efficace fu la sua azione in Lombardia, che trasse molti benefici dalla sua amministrazione che introdusse molte riorganizzazioni “imprenditoriali” ante litteram, favorendo, per esempio, la libera circolazione della manodopera.

A Maria Teresa si deve anche il Teatro Scala, inaugurato il 3 agosto 1778. La Braidense diventò subito una delle biblioteche più importanti in Italia e oggi custodisce più di cinquanta fondi librari, dai 34mila volumi del Collegio gesuita ai 24mila del Conte Pertusati, dai 650 incunaboli delle edizioni aldine alla raccolta di Alessandro Manzoni, che comprende 250 manoscritti, 550 volumi della biblioteca manzoniana di cui 200 postillati, circa 5mila pezzi di carteggio, oltre mille volumi di opere di Manzoni, quasi 3mila volumi di critica. Attualmente è visitabile anche una mostra di incunaboli

È già aperta una preziosa mostra di incunaboli e, dal 10 febbraio 2020, è stato esposto il Libro di piombo, una scultura di Anselm Kiefer. A luglio aprirà poi una mostra su “Piranesi a Milano”, in occasione del trecentesimo anniversario della nascita di Giovan Battista Piranesi, a cura di Pierluigi Panza.

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