Che il nostro patrimonio culturale sia un sistema interconnesso e fragilissimo è ormai assodato e, proprio per questo, il Ministero della Cultura ha oggi annunciato la creazione di un nuovo organismo per rafforzare le capacità dello Stato di prevenire e contrastare le minacce più ingenti che pesano sui beni culturali italiani. Questa nuova ramificazione del MiC si chiamerà Istituto Centrale per la gestione dei rischi del patrimonio culturale – ICRI e avrà sede a Roma.
L’ICRI nasce, in particolare, dall’esperienza maturata nella gestione delle emergenze, soprattutto di carattere sismico, che hanno danneggiato il patrimonio negli anni. Esso è stato concepito come un organismo dotato di autonomia speciale, inserito a pieno titolo nel Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale. L’obiettivo è quello di garantire continuità e una visione di lungo periodo dei piani di monitoraggio ordinari e straordinari, superando la logica emergenziale che ha finora caratterizzato molte delle risposte operative.
Alcune delle funzioni di competenza dell’ICRI saranno: la standardizzazione di procedure e documentazione per l’aggiornamento della Carta del rischio del patrimonio culturale, la progettazione di sistemi informativi avanzati, e la promozione di innovazioni tecnologiche applicate alla tutela e alla gestione dei dati sul patrimonio. Ampio spazio viene inoltre riservato alla cooperazione scientifica e tecnica con tutta una serie di università e centri di ricerca, sia sul territorio italiano che a livello internazionale.
L’ICRI è stato istituito senza nuovi oneri per la finanza pubblica: secondo il comunicato, l’istituzione interamente sulla riorganizzazione e ottimizzazione delle risorse preesistenti all’interno del Ministero.
L’istituzione di un centro specializzato nei rischi culturali rappresenta un riconoscimento ufficiale della necessità di passare da una gestione reattiva a una strategia proattiva, in grado di anticipare e mitigare le criticità prima che si trasformino in danni irreversibili. Per il Ministero, si tratta perciò di consolidare una visione di tutela che sia continua e coordinata, mettendo in campo competenze multidisciplinari e strumenti digitali avanzati.
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