Più di mille oggetti della collezione del Metropolitan Museum of Art di New York avrebbero legami con persone presumibilmente coinvolte in attività criminali legate al commercio di antichità. È quanto emerge da una nuova inchiesta giornalistica, chiamata “Hidden Treasures” e durata cinque mesi, coordinata dall’ ICIJ – International Consortium of Investigative Journalists, alla quale ha collaborato, per l’Italia, anche l’Espresso. In esame è stata presa la collezione di reperti antichi del Met e sarebbero precisamente 1.109 i pezzi di dubbia provenienza – per non dire oscura – di proprietà di individui incriminati o condannati per saccheggio e traffico illecito.
Tra i casi più eclatanti, quello di Robert E. Hecht, famigerato commerciante di antichità statunitense, accusato dall’Italia di contrabbando nel 1959 e nel 1961. Il museo di New York però ha decine di pezzi che, in tempo, gli appartenevano e ha continuato per anni ad acquisire oggetti per suo tramite. Tra i vari reperti, anche il famoso Cratere di Euphronios, acquistato dal Met per 1 milione di dollari nel 1972 e che, secondo le autorità italiane, era stato scavato illegalmente a Cerveteri. L’opera è stata rimpatriata nel 2008 e, attualmente, è conservata al Museo nazionale di Cerveteri, in deposito dal Museo etrusco di Villa Giulia (ma i misteri su questo reperto non sono affatto dissipati). Le varie accuse furono però archiviate a causa dei sopraggiunti termini di prescrizione e Hecht – che nella sua carriera ha avuto relazioni con musei di primissima fascia in tutto il mondo – è morto nel 2012, dopo aver sempre negato il suo coinvolgimento nell’esportazione illegale di opere d’arte.
Il Met conserva anche più di 800 oggetti che un tempo appartenevano a Jonathan P. Rosen, un socio di Hecht. Il Cleveland Museum of Art e la Cornell University hanno accettato di restituire gli oggetti appartenuti a Rosen, dopo aver appreso che erano state presumibilmente rubate e acquisite illegalmente. Altri 85 pezzi della collezione del Met sono collegati a Subhash Kapoor, un commerciante d’arte indiano che è stato condannato per aver gestito un giro di contrabbando internazionale da 100 milioni di dollari e che lo scorso anno è stato condannato a dieci anni di carcere in India.
Tra i pezzi maggiormente sospetti, sui quali si è concentrata l’attenzione dell’ICIJ, oltre 250 antichità riferibili all’area geografica del Nepal e del Kashmir, due regioni che sono state particolarmente colpite dai saccheggi. Di tutti questi reperti, solo tre sono elencate con documenti che spiegano chiaramente tutte le circostanze attraverso cui hanno lasciato i propri Paesi d’origine.
Nonostante il Metropolitan sia uno dei musei più autorevoli e visitati al mondo, molto spesso le sue collezioni sono finite sotto accusa, a causa di una politica di acquisizioni fin troppo permissiva, almeno fino a qualche anno fa. Lo scorso anno, 27 opere d’arte antiche, tra diademi, elmi, statue e vasi, sequestrate negli ultimi sei mesi a seguito di ricerche e indagini sulla collezione dell’importantissimo museo statunitense, sono tornate ai loro legittimi proprietari. Sei all’Egitto, per un valore complessivo di circa 3,2 milioni di dollari, e ben 21 all’Italia, per un valore stimato di 10 milioni di dollari.
«Chiaramente, gli standard di raccolta sono cambiati negli ultimi decenni. Il settore si è evoluto e il Met è stato un leader in questo progresso», ha detto il portavoce del museo Ken Weine a The Art Newspaper. Di certo, per ricostruire le provenienze di 1.109 reperti ci sarà molto lavoro da fare.
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