“Le due colonne della Transavanguardia sono la Tautologia e la Citazione.” Con queste parole Giulio Carlo Argan definiva il movimento nato ad opera del critico e curatore Achille Bonito Oliva. Tautologica nel senso di fine a sé stessa, arte come arte e nient’altro. Citazionista per i continui riferimenti alla storia (in particolare quella degli anni Venti, Trenta e Quaranta) utilizzata dai rappresentanti di questo movimento come mero e semplice archivio artistico.
La Transavanguardia si ricollega direttamente alla tradizione, all’iconografia e all’immaginario pittorico del passato italico, con rimandi espliciti alla Metafisica di de Chirico, al Futurismo di Balla e Boccioni, al Divisionismo di Severini e a tutte le Avanguardie di inizio secolo, rivendicando, dopo oltre un decennio di concettuale, il ritorno di un’arte manuale e digressionista. Allargando riferimenti e citazioni anche verso territori non proprio nazionali, le opere di Sandro Chia (Firenze, 1946) esposte alla Galleria Di Paolo Arte omaggiano autori come Matisse (Uomo Seduto) e Picasso (in Night Painter, del 1993), ne colgono gli aspetti formali e le tecniche esecutive, lasciando trasparire un’abilità spontanea nell’attraversare stili e personalità. Sono una decina di tele, realizzate tra il 1974 (Modella) e i primi anni Novanta, tra cui un olio di grandi dimensioni (I Protagonisti, del 1979), palese omaggio al Futurismo, e un Senza Titolo del 1985 che richiama per composizione e sfondo le oniriche visioni metafisiche di de Chirico.
Ma vediamo anche le proposte degli altri due autori. Francesco Clemente (Napoli, 1952) è in mostra con un autoritratto puerile, teso fra forme essenziali e allucinatorie, tipico della sua produzione e del suo stile personale. Mimmo Paladino (Benevento, 1948) presenta invece un’opera dal tono profondamente religioso, che cita Gauguin nel tratto e nel sintetismo e che guarda al primitivismo come forma di avvicinamento a una religiosità intima e profonda.
giulia pezzoli
mostra visitata il 19 novembre 2005
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