Modena per la Fotografia è ormai un’istituzione per gli appassionati e il concorso biennale per giovani fotografi una vetrina di notevole richiamo. La sesta edizione ha premiato Barbato, Gobbi e La Rosa, i cui lavori sono esposti con quelli di altri dodici selezionati, su un totale di quasi quattrocento candidati.
Come sempre avviene in questi casi, i lavori sono eterogenei. Matteo Serri (Vignola 1975) si attesta alle soglie dell’appropriazionismo: le vecchie foto di U Monaceu (2002-03) sono testimoni del potere tanatografico individuato da Roland Barthes nella Camera chiara. Evidente la riflessione sulla temporalità esistenziale anche nella doppia coppia in bianconero Amrun 1971 – Capocotta 2001 (My mother might have done it better) (2001) di Tine Fehr (Amburgo 1967), dove gli scatti testimoniano dell’invecchiamento. Ancora riflessione sul carattere sfuggente del reale in Movimenti marginali di Rosalia Filippetti (Ancona 1968), con soggetti colti di sorpresa mentre il paesaggio si sfoca intorno a loro: un ribaltamento che coglie
Insomma, come scrive Walter Guadagnini, “nulla, o molto poco, è cambiato nella fotografia italiana in questi ultimi dieci anni”. Tuttavia, ciò è forse anche da imputare a iniziative che poco promuovono le contaminazioni, siano esse tecniche (penso alle elaborazioni digitali di un Giacomo Costa) oppure di medium (la novella triennale dell’ICP di New York, che affianca fotografia e video).
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Solo una piccola rettifica, l'inaugurazione di Padova non sarà, come annunciato, il 6 febbraio, ma il 5 alle 18.30. Ciao.