La mostra culmina con la pittura di paesaggio che si snoda dagli esempi in direzione purista di Minghetti e Giovanni Fontanesi a una sempre più avvertita attenzione a problemi della luce (A. Prampolini) e alla resa del vero naturale (A. Beccaluva) per trovare poi nelle opere di Antonio Fontanesi esiti di novità collocabili a buon diritto nel dibattito sul Romanticismo europeo. Reggio Emilia, città natale dell’artista, patria ingrata che non ha riconosciuto il suo talento, conserva alcune sue opere , le più importanti delle quali sono La solitudine e Ingresso di un tempio in Giappone.
La solitudine a seguito di un recente restauro ha rivelato una storia esecutiva lunga e travagliata, articolata in almeno tre diverse stesure, quasi a confermare l’importanza del tema della solitudine che lo proietta direttamente sul panorama continentale. Si intravede anche la sua inquietudine romantica che gli impone uno stile stratificato come del resto la sua esperienza personale che rispecchia un groviglio di tentate evasioni mascherate dai viaggi e dalle continue svolte, comprese le campagne garibaldine.
Ingresso di un tempio in Giappone mostra appunto il risultato di uno dei viaggi intrapresi dall’artista alla ricerca di una pacificazione interiore. Si reca in Giappone in qualità di maestro, a seguito della restaurazione Meiji caratterizzata dal motto “illuminazione e civilizzazione”. Egli riesce ad introdurre numerose novità tra cui la pittura ad olio che non è più considerata come la tecnica del realismo, da conoscere a fini pratici, ma, come vera e propria forma d’arte.
Chiara Serri
[exibart]
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complimenti ! finalmente qualcosa si muove nella polverosa galleria Fontanesi.buon lavoro.