Les Fleurs, Balletto Civile, ph. Margherita Caprilli
È un rutilante mondo di visioni oniriche e di immagini carnali in movimento quello che Michela Lucenti ordisce in scena rileggendo la celebre opera Les fleurs du mal di Charles Baudelaire, i cui versi modernisti fecero scandalo per temi e stile espressivo. Quella visione del mondo in una comprensione d’infinita sofferenza e bassezza che il poeta francese tradusse in poesia cercando con essa di liberarsi dal male di vivere, dall’autodistruzione che si infliggeva, trova nella danza e nel peculiare teatro fisico della compagnia Balletto Civile di Lucenti, una peculiare manifestazione scenica nel titolo Les Fleurs privato della parola “du mal” (debutto all’Arena del Sole di Bologna, collaborazione produttiva Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale).
Nella mescolanza magmatica dei linguaggi teatrali dove convivono segni materici, installazioni corporee, gesti cinetici, frammenti musicali e graffi sonori, interferenze vocali, sussulti verbali, i sei personaggi sono immersi in una narrazione liminale che diventa, in quella soglia della coscienza e della percezione, palcoscenico esistenziale di un unico, estremo atto poetico. In questo viaggio mentale e fisico, Lucenti attraversa diversi stati emozionali di una condizione umana borderline.
Il decadentismo tardoromantico dell’epoca di Baudelaire, e il suo vissuto, è traslato in quello del nostro tempo malato, facendosi atto politico di denuncia sociale, atto di furore espressivo. Sulla scena scorrono personaggi fragili, imperfetti, emarginati assurti a maschere pop nella loro solitaria inquietudine di libertà, nei desideri e nelle illusioni, negli amori e nelle mancanze. Sono tasselli di un frastagliato mosaico che si andranno a comporre in un affresco collettivo, in fleurs di un bouquet umano. Ai testi poetici dello scrittore, sussurrati o urlati, vergati o detti nell’alternanza dei performer, si aggiungono altri a firma del gruppo, scanditi da nove temi cardini via via scritti col gesso su una lavagna: il poeta, la bellezza, il tempo, la noia, l’esilio, la rivolta, la ferita, la città, e infine la stessa poesia, tutti elementi della vita di Baudelaire che ciascun interprete incarna.
Volti truccati e deformati, donne su tacchi traballanti, travestimenti, bozzetti e schizzi disegnati, bandiere sventolanti in segno di rivolta: tutto questo, e altro, sul palcoscenico caotico dominato da due grandi lettere scultoree, la C e la B, nome e cognome del poeta, e dalla sua presenza raffigurata da un uomo seduto per tutto il tempo su una cassa rialzata mentre stappa ogni tanto una delle tante bottiglie di champagne che lo attorniano, gridando “À la santé!”, per concludere il suo stacco stramazzando a terra nell’atto di scrivere.
Accanto alla stessa Lucenti i fedeli bravi attori-danzatori Maurizio Camilli, Gianluca Pezzino, Emanuela Serra, Alessandro Pallecchi e Francesca Zaccaria.
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Errore di stampa (Novecento invece che Ottocento) - Baudelaire muore nel 1867