Categorie: Design

Nell’iconica Unità Ovest di Ivrea apre la Casa Museo Olivettiana, tra tecnologia e design

di - 29 Agosto 2025

Un grattacielo orizzontale incastonato nella collina, a 15 minuti a piedi dal centro storico di Ivrea, diventa oggi custode di un’utopia. È l’Unità Residenziale Ovest, affettuosamente nota come Talponia, parte del grande esperimento sociale promosso da Olivetti e dal 2018 inserita nel patrimonio UNESCO come tassello della Città industriale del XX secolo. Qui prende vita la nuova Casa Museo olivettiana, un archivio domestico dedicato alla cultura informatica italiana degli anni ’70 e ’80.

Casa Museo olivettiana

Talponia, un’utopia quotidiana

Progettata nel 1968 dagli architetti Roberto Gabetti e Aimaro Oreglia d’Isola, l’Unità Residenziale Ovest nacque per ospitare i dipendenti in visita temporanea all’azienda. La sua forma semicircolare, con un raggio di 70 metri, è quasi interamente interrata: solo la facciata, rivolta verso una corte interna piantumata, si apre con una vetrata continua che dialoga con la balaustra in vetro della terrazza superiore. Il tetto pavimentato, accessibile dalla strada, si configura come una sorta di piazza-belvedere sospesa sulla collina artificiale che ricopre l’edificio.

All’interno, distribuiti su due piani, si trovano 13 alloggi duplex da 120 metri quadri e 72 appartamenti da 80 metri quadri. Tutti gli spazi sono serviti da una strada coperta percorribile, resa riconoscibile all’esterno dalla sequenza di cupole in plexiglas che punteggiano il verde. Una struttura modernissima e al contempo intima, che esprimeva la volontà di Olivetti di coniugare funzionalità, dignità abitativa e senso di comunità.

Un museo in una casa viva

La peculiarità della Casa Museo sta proprio nella collocazione: non in un palazzo nobile o in un edificio dismesso ma dentro un luogo vissuto, ancora abitato, non separato dalla quotidianità. Con corridoi e spazi comuni che diventano elementi parlanti di un racconto che lega tecnologia, architettura e cultura materiale.

«Olivetti ha ridefinito i computer come oggetti culturali, combinando tecnologia all’avanguardia con un design elegante e incentrato sull’uomo. Dalla Programma 101 all’Elea 9003, ogni macchina era al tempo stesso uno strumento e una dichiarazione di intenti», spiegano dalla Casa Museo.

Casa Museo olivettiana, Interior – photo credit Davide Aichino

Curata dalla collezionista appassionata della storia dell’informatica Giovanna Faso, la raccolta riunisce computer d’epoca, riviste di design, manuali tecnici e stampe. Attraverso tre temi, Architettura, Informatica e Cultura degli interni, la Casa Museo invita a riscoprire un futuro dimenticato, quando la tecnologia era agli albori dei suoi risvolti domestici.

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