Continua il braccio di ferro tra Politi e Lambarelli sulla questione della vitalità di Roma nell’ambito dell’arte contemporanea. La querelle dura ormai da parecchi mesi e per quanto non abbia ancora avuto vincitori, di sconfitti o per lo meno di esausti, soprattutto tra i lettori, sembra averne prodotti in quantità.
Tutto cominciò con le affermazioni di Politi su una presunta incapacità da parte di Roma di produrre iniziative di rilievo nell’arte contemporanea. A tali affermazioni fecero seguito una valanga di polemiche e obiezioni (durissime anche su Exibart) che trovarono nel direttore di Arte Critica Lambarelli un fiero e autorevole difensore della causa capitolina. E’ infatti nel contesto di tale polemica che deve essere intesa l’apertura di questo numero con ben quattro pagine dedicate alle dichiarazioni dei più agguerriti e propositivi galleristi romani. Peccato tuttavia che l’entusiasmo di questi ultimi si sia appiattito in una sorta di coro omogeneo (e da caserma, se non da bar) tutto incentrato sul solito tormentone di un’auspicabile integrazione di pubblico e privato per promuovere l’arte nella città del Colosseo.
Non tutta la rivista, tuttavia, si è arrovellata sulla annosa questione ed è una fortuna in quanto vi troviamo all’interno alcuni articoli molto interessanti. E’ il caso per esempio “dell’intervista più saggio critico” dedicato a Marco Neri, entrambi più che soddisfacenti nel saperci restituire con chiarezza ed eleganza gli aspetti principali della poetica dell’artista romagnolo.
Altrettanto interessante è l’articolo di Daniela Lotta sul rapporto tra disegno e icone nei giovani artisti. Il disegno viene, infatti, descritto, dalla Lotta come un medium artistico dotato di una perfetta autonomia rispetto alle altre e più rumorose forme espressive e capace più di tutti gli altri di registrare con immediatezza e spontaneità la visione del mondo dell’artista.
Addirittura emozionante è, invece, il lungo articolo dedicato a Chen Zen: sicuramente uno dei migliori tra i tantissimi che sono stati scritti negli ultimi mesi, in occasione della retrospettiva dedicata al maestro cinese dal PAC di Milano.
Seguono a ruota le numerosissime recensioni, con la solita ammucchiata di giovani e giovanissimi critici d’arte o presunti tali che fanno a spallate per farsi notare scrivendo miniarticoli sovente meno utili di un comunicato stampa.
Arte Critica continua a confermarsi come una delle più leggibili riviste d’arte italiane: meno aggressiva di FlashArt, più chiara di Segno, meno conservatrice di Arte Mondadori e un po’ più campanilista di temaceleste, il periodico di Lambarelli riesce a mantenere un buon equilibrio.
pierluigi casolari
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