Artissima. In fiera vincono i “solo show”: ecco i nostri preferiti

di - 1 Novembre 2019

Non abbiamo dubbi sul fatto che una galleria – come accade per i padiglioni nazionali della Biennale di Venezia – dovrebbe offrire il meglio sulla piazza e, anche nel caso di una fiera, gli stand che meglio funzionano, sono quelli monografici o con un numero ristretto di artisti in scena.

Ovviamente stiamo esagerando, ma anche in questa occasione sarebbe uno spunto da perseguire. Quantomeno per scelta di stile, se non di mercato.

E allora se dovessimo scegliere una rosa di “best of” di Artissima non avremmo dubbi rispetto alla sezione “New Entries” (di cui potete leggere la nostra intervista ai galleristi di Matéria) o Viv Vin di Vienna, che porta un solo show di Myles Starr, con una serie di dipinti richiudibili su sé stessi, modello frigorifero. Un po’ perché, con questa strategia, il collezionista si ritrova “due quadri anziché uno”, un po’ per cercare di indagare – in maniera raffinatamente pop – il nostro lato nascosto, la nostra intimità da esporre o tutelare (ecco che torna “censura e desiderio”): chi mai aprirebbe il frigo di casa di uno sconosciuto?

ATHR di Jeddah, ieri ancora in allestimento a fiera iniziata, ha uno stand interamente occupato da Muhannad Shono (che ha anche un’installazione temporanea fuori dalla GAM torinese): non una scelta facile, ma decisamente in linea con le volontà di autorappresentazione della galleria: “Le culture sociali saudite stanno cambiando rapidamente e abbracciano il 21esimo secolo, pur essendo l’epicentro delle tradizioni dell’Islam. Gli artisti proposti da ATHR, con i loro lavori, raccontano questi tempi di incertezza, in forma contemporanea”.

MARFA’ di Beirut, l’abbiamo già indicato, vince per l’originalità della proposta di Caline Aoui (1983) con il suo wall-painting di stoffe-paesaggio ricavate da un video multicanale, mentre VIASATERNA di Milano propone un bello stand, molto curato, che mette in dialogo le architetture di Takashi Homma (con la sua Milano “sottosopra” ripresa con camera stenopeica), Guido Guidi e Lorenzo Vitturi che riflette sulla gentrificazione del quartiere londinese di Dalston con fotografie astratte e coloratissime.

Present Future offre, come ogni anno, una raffinata selezione di lavori, tra i quali colpisce il caotico stand di A Gentil Carioca affidato a OPAVIVARÁ!. Il collettivo brasiliano presenta Drumming in the Kitchen, una serie di di dispositivi relazionali composti da pentole di ogni misura e genere, che possono essere attaccati a corpi e suonati e un set per Karaoke. “Funzionano come ingranaggi di socievolezza, poiché il pubblico è chiamato ad interagire, suonare la batteria o cantare, ma riflettendo anche su altri aspetti culturali come la musica popolare, la samba, la cucina, la grande casa e le origini, il femminismo e pratiche di protesta.”

Magazzino di Roma presenta in questa sezione l’opera di Namsal Siedlecki, classe ’85, che attraverso il processo del industriale del bagno galvanico e il continuo trasferimento di materia tra anodo e catodo, trasforma continuamente due sculture, ex-voto realizzati attraverso la fusione delle monete lanciate nella Fontana di Trevi. Un riferimento alle tradizioni, alla loro sopravvivenza nella contemporaneità e al fascino che mistero e ignoto ancora esercitano sull’uomo.

Chiudiamo la lista delle nostre preferite con lo scarno stand di Emanuel Layr, che presenta il solo show di Anna-Sophie Berger. Un divano Ikea, che, con un life hack, si trasforma in una gabbia, privato della sua funzione occupa il centro dello spazio, diventa una scultura, attrae e respinge. L’ambiguità e lo straniamento sono la costante anche nel ritratto che si staglia sulla parete di fondo. Un volto con una forma non naturale, che forma un perfetto angolo retto e di cui non è possibile riconoscere il genere o qualsiasi altro tipo di riferimento identitario. Forse un’umanità del futuro, trasformata per adeguarsi allo spazio e alla vita moderna.

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