«L’arte, un’esperienza di vita da assaporare senza la mediazione tecnologica», è uno dei temi affrontati durante l’incontro di Jeff Koons con gli studenti del Polimoda Fashion School di Firenze, organizzato in occasione della mostra del grande artista statunitense a Palazzo Strozzi, di cui Polimoda è partner.
Il risultato di questo incontro, tenutosi lo scorso settembre, è raccontato in un video di 20 minuti, durante i quali Jeff Koons risponde a cinque domande proposte da un gruppo di studenti – Alisa Rebecca Watson, Rano Karimova, Autumn Caroline Mowery, Ario Mazzolani, Ana Maria Barth Teixeira e Julian Restrepo Espinal – e individuate insieme al Communications team di Palazzo Strozzi. Gli studenti scelti fra i corsi di Fashion curation, Trend forecasting, Fashion business, Brand management e vari altri – tutti provenienti da Paesi diversi – sono stati anche fra i pochi fortunati a poter vedere le opere di Koons mentre l’artista metteva mano agli ultimi dettagli in previsione della mostra.
Koons, seduto davanti a Ballon Venus Lespugue (Red) e circondato dalle sue opere più iconiche, risponde a queste domande, dimostrando l’importanza di creare un ponte fra arte e formazione. «Quando ero un giovane artista, in realtà il mio primo giorno alla scuola d’arte, sono andato al Museum of Art di Baltimora e mi sono reso conto di non sapere nulla di arte», spiega Koons. «Non conoscevo Cézanne. Non conoscevo Braque, non conoscevo la storia. Sono tornato alla mia scuola e quel giorno mi hanno dato una lezione di storia dell’arte che ha trasformato la mia vita. Questa lezione parlava di un dipinto di Manet, l’Olympia», continua Koons. «Il professore ha parlato di come il gatto nero nell’angolo a destra avesse un significato nella Francia del XIX Secolo. La posizione di Olympia si riferiva al lavoro di Goya e all’improvviso mi sono reso conto che l’arte era un veicolo che mi avrebbe collegato alla filosofia, alla psicologia, alla teologia, alla fisica, all’estetica».
Una delle domande ha messo in luce una delle questioni cruciali nel campo dell’arte e, in particolare, nella ricerca di Koons: «Sappiamo tutti come il consumismo abbia inevitabilmente influenzato l’arte contemporanea, direbbe che anche l’arte contemporanea può essere considerata un bene di consumo oggi?». Jeff Koons, l’artista vivente più pagato al mondo nel 2019, risponde così: «Non credo che il denaro sia ciò che interessa nell’arte – ha risposto l’artista – non guardo un’opera d’arte e penso ai soldi. Guardo un’opera d’arte e penso alla capacità che ha di informarmi sull’esperienza della vita e, spero, di darmi il coraggio di essere più aperto alla vita».
Alcuni degli studenti del Polimoda hanno inoltre preso parte a un progetto didattico per la realizzazione di una campagna di comunicazione video su Instagram dedicata alle opere di Koons più famose in mostra a Palazzo Strozzi.
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