Marco Zanella
È pur sempre il Belpaese ma non esattamente quello patinato, da copertina, il paesaggio che CESURA mette a fuoco. È un’Italia ai margini e che sa di verità, scandita da volti fuori campo e sotto una luce rigorosa, tra incontri fortuiti e storie che ancora non hanno trovato voce. Con I-Talìa, il collettivo fotografico fondato nel 2008 da Alex Majoli – già membro Magnum, premiato con World Press Photo e Guggenheim Fellowship – intraprende una nuova esplorazione lungo la penisola: 12 fotografi, tre città, tre tappe, tre territori che si offrono come specchio della complessità italiana.
Monfalcone, Cosenza, Oristano, al di là dell’estetica del borgo culturale, inquadrati come snodi esistenziali. Luoghi dove il quotidiano è libero da cliché. Da aprile a giugno 2025, dal Friuli Venezia Giulia alla Sardegna, passando per la Calabria, 12 fotografi del collettivo – Chiara Fossati, Alessandro Zoboli, Giorgio Dirindin, Marco Durante, Alessandro Sala, Marco Zanella, Andrea Nicotra, Camilla Pedretti, Arianna Arcara, Giorgio Salimeni, Maria Elisa Ferraris e Pablo Riccomi – si alterneranno in una residenza artistica circolare, costruita sul confronto con associazioni locali, presìdi culturali, scuole. Ogni tappa dura 14 giorni e si conclude con una mostra in loco.
Il progetto è sostenuto da Strategia Fotografia 2024, iniziativa promossa dalla DGCC – Direzione Generale Creatività Contemporanea del MIC – Ministero della Cultura, in collaborazione con il MUFOCO – Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, che acquisirà 80 opere prodotte nell’ambito del progetto per la propria collezione pubblica. I-Talìa è anche un’estensione del format Photobuster, ideato dallo stesso Majoli: un metodo di lavoro sul campo già testato in città come Palermo e Rimini e anche all’estro, a Sofia.
«Arriviamo in una nuova città, lavoriamo per due settimane, e subito dopo mettiamo giù una mostra: un Photobuster è un pò come una jam session di suonatori che si ritrovano in un luogo con i loro strumenti, i loro alfabeti visivi», ha spiegato Alex Majoli. «Quelli di I Talìa sono piccoli capitoli, dei micro esperimenti che si fanno lungo la Penisola nella prospettiva di compiere un viaggio in Italia insieme ai fotografi di CESURA, guardando e raccontando le cose come stanno veramente. La cultura crea la politica, non il contrario, e il ruolo degli artisti in questa realtà in continuo mutamento deve essere anche questo». In questo senso, il gesto fotografico è reso performativo, urgente, profondamente relazionale. È un dispositivo che problematizza l’oleografia per mettere in evidenza la frizione tra l’immagine e la realtà.
Come in quel seminale Viaggio in Italia curato da Luigi Ghirri negli anni Ottanta, che ridefinì la rappresentazione del paesaggio italiano svelandone il quotidiano e il provinciale come luoghi della visione, anche CESURA sceglie di spostare l’obiettivo dai grandi centri alle periferie esistenziali del Paese. Ma se Ghirri operava con la distanza dell’osservatore-poeta, qui il coinvolgimento è diretto, quasi militante, forse più prossimo alla campagna di reportage promossa negli anni ’30 e ’40 dalla FSA – Farm Security Administration, per documentare gli effetti devastanti della recessione agricola negli Stati Uniti e che coinvolse autori destinati a entrare nella storia della fotografia, come, tra gli altri, Dorothea Lange e Walker Evans..
Il progetto I-Talìa si articola anche in attività divulgative, tra cui incontri con studenti delle scuole medie e superiori, conferenze, proiezioni pubbliche, momenti di riflessione collettiva. Una pratica educativa che vede nella fotografia non solo uno strumento estetico, ma un linguaggio critico, capace di formare nuovi sguardi.
A chiudere il percorso, una conferenza pubblica e la pubblicazione di una fanzine a cura di Cesura Publish, casa editrice interna al collettivo. Un oggetto editoriale che raccoglie frame del viaggio, schegge di racconto, immagini in cui l’Italia smette di essere un’idea astratta e di pronto consumo, tornando ad abitare il presente.
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