Categorie: Fotografia

I Giardini disobbedienti: 26 fotografi al Galata Museo del Mare di Genova

di - 27 Aprile 2023

Maria Sabina Berra è dall’altro capo del telefono. Ci racconta: «Mi piaceva l’idea di spiazzare» e, andando un po’ più nello specifico, che «L’hortus conclusus è poco interessante di per sé». Benvenuti nei Giardini disobbedienti. Che, continua Berra ed è fondamentale aggiungere, «Sono fuori dalla logica». La logica, quella che impone schemi a cui attenersi. Al Galata Museo del Mare di Genova, le scelte curatoriali di Berra – assieme a Pio Tarantini – assumono quella “logica” come miccia per un cortocircuito mentale, prima, fotografico poi. A partire dal concetto di “giardino”, dalla natura “in cattività”, per andare oltre i limiti del puramente visibile e delle sue relative imposizioni.

Partire, quindi, dalla natura nella sua versione – scusate il gioco di parole – meno “naturale” possibile. Da un prodotto rispondente a velleità sociali, per arrivare al giardino in quanto accezione libera, concetto astratto. Spazio sì configurato in base a generali esigenze umane, ma anche ri-plasmabile in base a scelte individuali. Cosa che si può fare solo concedendosi il lusso di disobbedire.

Giardini disobbedienti – installation view – courtesy Galata Museo del Mare

Un’alternanza di sguardi: fotografia e disobbedienza

Quella che ci troviamo di fronte è una mostra – presentata anche in omaggio all’edizione 2023 dei Rolli Days – concepita come un display espositivo molto lineare; un corridoio pulito, quanto basta a dare il peso maggiore possibile ai singoli pezzi e ai loro contenuti narrativi. Non per nulla, Berra racconta di voler presentare «Punti di vista fotografici diversi», grazie a «Un’alternanza di sguardi». Affermazioni che risolvono “Giardini disobbedienti” in un progetto decisamente concentrato sia sull’idea di un “tempo fotografico”, sia – e forse soprattutto – su quella di “sottolineatura”, sull’enfatizzazione di specifici elementi di una realtà precostituita. Un’azione destrutturante nei confronti della realtà codificata, proprio come quando di un testo si vanno a estrapolare frasi e concetti salienti. Destrutturandolo, appunto.

Giardini disobbedienti – installation view – courtesy Galata Museo del Mare

Il nostro tour (destrutturante) nei Giardini disobbedienti

In questo articolo vogliamo essere un po’ disobbedienti anche noi: destruttureremo – non ce ne vogliano i curatori – un’intera mostra, andando a sottolineare quelle presenze che hanno catturato la nostra attenzione più di altre. Cominciando da un’impulsiva Cristina Omenetto. Che, tra reti e foglie secche al Central Park di New York, contestualizza socialmente il tempo delle stagioni, focalizzandosi su un’azione umana mirata a controllare la natura e i suoi processi.

Esattamente dall’altro lato c’è Francesco Radino, in Göteborg 1987 con una sintesi visiva concentrata su altrettanti precisi elementi narrativi. Seppur decisamente più “rilassata” rispetto alla nostra Omenetto: alberi, sdraio, assenza umana e presenza del vento, nulla è fuori posto nel restituire un ecosistema inequilibrio tra realismo e idealizzazione. Quello che per Radino è un giardino “dell’anima”, per BB è del tutto mentale, racchiuso in un’immagine “curativa”. Dotata di quel sentore tra il ghirriano e certe atmosfere di Hans Op de Beeck nel trasudare malinconia, in una scena di urbanità tanto anonima, quanto narrativa e sentita. Un gran lavoro perché sai che quell’immagine non è tua, nel senso che non ti apparterrà né qui, né ora, né mai. Sai che è vita di un altra persona. Ma sai anche che là dentro c’è una storia.

Il più disobbediente, a nostro parere? Gianni Maffi, che controbatte alla classificazione forzata con una classificazione altrettanto forzata. Maffi e gli orti botanici, la fotografia che estrapola il giardino come sistema di classificazione, tramutandolo in oggetto da classificare a sua volta. Le rose, le siepi di bosso, le sedute in pietra erose dal tempo, Maffi adotta una visione personalmente sistematica; che molto deve all’analiticità – progettualmente inquadrata – delle composizioni fotografiche di un Cesare Leonardi, tanto per dire. E se non abbiamo dato il titolo di più disobbediente a Lelli e Masotti, massimi esperti del riciclo naturale nella finzione, è solo per un motivo: loro corrono su un’altra fascia.

Condividi
Tag: BB Cristina Omenetto Francesco Radino Galata Museo del Mare Gianni Maffi Lelli e Masotti Maria Sabina Berra Mostre Genova Pio Tarantini

Articoli recenti

  • Mostre

Tra i padiglioni più belli della Biennale 2026 c’è quello della Santa Sede

Il Padiglione della Santa Sede trasforma il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi in una partitura in tempo reale. Con "L’Orecchio…

3 Giugno 2026 23:30
  • Mercato

Per la Next Gen del collezionismo, comprare opere non basta più

Lo dice il nuovo report di Larry’s List: la nuova generazione sposta il baricentro dall’acquisto alla costruzione di ecosistemi culturali.…

3 Giugno 2026 23:15
  • exibart.prize

exibart prize incontra Vincenzo Frattini

Ho costantemente l’esigenza di creare delle forme esterne che risuonino con la mia dimensione spirituale interiore

3 Giugno 2026 18:03
  • Design

Alessandro Mendini a Villa Giulia: le cose, le stanze, il progetto

A Verbania, fino al 27 settembre 2026, Villa Giulia accoglie una retrospettiva dedicata al designer Alessandro Mendini, tra oggetti iconici,…

3 Giugno 2026 18:00
  • Mostre

Quando i traumi diventano opere d’arte: la grande retrospettiva di Tracey Emin alla Tate Modern

Fino al 31 agosto, continua a Londra la più grande mostra mai realizzata su Tracey Emin. Tra aborto, malattia, violenza…

3 Giugno 2026 17:50
  • Architettura

A Londra apre il Serpentine Pavilion 2026: ecco il progetto di LANZA atelier

In apertura a Londra il Serpentine Pavilion 2026 progettato da LANZA atelier: una struttura sinuosa in mattoni per il 25mo…

3 Giugno 2026 16:10