Categorie: Fotografia

La nuova serie di Nan Goldin che mostra al mondo la sua vita in pandemia

di - 4 Maggio 2021

La celebre fotografa e attivista Nan Goldin esporrà una nuova serie dedicata alla sua esperienza durante l’ultimo lockdown. La mostra sarà visitabile fino al prossimo 12 giugno, presso la Marian Goodman Gallery di New York.

Thora on my black bed, Brooklyn, NY, 2020. Courtesy Nan Goldin and the Marian Goodman Gallery

Il soggetto della maggior parte degli scatti è la sodale, amica e musa ispiratrice, la scrittrice Thora Siemsen che, come svelato dalla Goldin, ha incoraggiato la fotografa a iniziare a documentare la sua vita personale. «Mi ritengo molto fortunata ad averi incontrato Thora in questo momento della mia vita…Non fotografavo una persona da anni», ha dichiarato l’autrice di The Ballad of Sexual Dependency, sorta di diario visivo diventato ormai iconico, realizzato tra il 1979 e il 1986 e incentrato sulla sottocultura dell’eroina che, in quegli anni, dilagava a New York.

Nan Goldin: Memory Lost, Best friends going out, Boston, 1973, Courtesy Nan Goldin and the Marian Goodman Gallery

Nan Goldin ha sempre indagato la memoria nelle sue diverse espressioni, documentando la sua vita sin dagli anni ’80. In passato ha descritto le sue opere come ricordi sfocati e astratti, «Invocazione di colore, odore, suono e presenza fisica, la densità della vita». La fotografa ha così spiegato il suo primo approccio alla fotografia: «Ho iniziato a scattare fotografie dopo il suicidio di mia sorella. Quando l’ho persa ho iniziato a essere ossessionata dall’idea della memoria, non volevo dimenticare mai più nessuno». Fra i temi più sentiti nei suoi scatti, quelli legati all’intimità quotidiana delle persone LGBTQ+, alla dipendenza dagli oppioidi e alla crisi dell’HIV.

Nan Goldin: Memory Lost, Sunset like hair, Sate, France, 2003, Courtesy Nan Goldin and the Marian Goodman Gallery

La nuova esposizione di Nan Goldin alla Maria Goodman Gallery comprenderà anche l’intensa serie del 2019 intitolata Memory Lost. La serie racconta l’esperienza personale dell’artista con la tossicodipendenza, inserita nella più ampia crisi degli oppioidi che ha investito gli Stati Uniti. Nel 2017 la Goldin ha inoltre fondato il gruppo di attivisti PAIN – Prescription Addiction Intervention Now, che lotta attivamente per una riforma progressiva della politica sulle droghe e un’assistenza sanitaria negli Stati Uniti, oltre che per un riconoscimento della filantropia tossica di molti dei più grandi musei al mondo.

Nan Goldin: Memory Lost, The crowd, Paternò, 2004, Courtesy Nan Goldin and the Marian Goodman Gallery

In mostra anche il suo ultimo lungometraggio Sirens (2019-2020), un film con colonne sonore di Mica Levi realizzato con found footage e ispirato alle sirene della mitologia greca. A questo lavoro si aggiungerà un’altra serie di scatti, senza titolo, dedicata a pezzi di cielo e paesaggi immortalati in giro per il mondo. Nella galleria si potrà anche ammirare The Other Side (1993-2021), uno dei progetti più celebri della fotografa, dedicata ad amici transgender immortalati fra 1972 e il 2010.

Nan Goldin, Misty and Jimmy Paulette in a taxi

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