Giuseppe Cavalli, Solitario, 1948() Collezione Famiglia Bonori, © Eredi Giuseppe Cavalli
Nella città della fotografia, presso Palazzo del Duca, dal 3 maggio al 20 giugno 2021, verrà commemorata la presenza artistica di due tra i più celebri fotografi italiani del XX secolo: i fratelli gemelli Giuseppe ed Emanuele Cavalli, il primo personalità determinante per la stessa città, il secondo conosciuto soprattutto per la propria produzione pittorica all’interno della Scuola Romana, che si distinse anche in opere fotografiche meritevoli. In una mostra antologica, per la prima volta le immagini dei fratelli Cavalli saranno esposte nello stesso spazio espositivo.
L’anno che fa da sfondo all’evento commemora, in più, l’anniversario della perdita di entrambi gli artisti: Giuseppe, scomparso nel 1961 a Senigallia, in cui visse per oltre vent’anni, ed Emanuele, scomparso invece nel 1981, a Firenze. Il 2021, pertanto, crea l’occasione ideale per far luce sulla loro attività e sulla possibilità di nuovi spunti di riflessione e indagine artistica.
Una sessantina di opere fotografiche di Giuseppe accostate per la prima volta a una quindicina di Emanuele, per la maggior parte tutte di natura inedita e provenienti dall’Archivio Giuseppe Cavalli, concentreranno il loro focus su nudi, nature morte, paesaggi e ritratti in grande armonia tematica e antologica tra loro: temi tra i più cari a Giuseppe, che durante la sua produzione artistica ha sempre puntato alla “fotografia pura”, votando ogni dettaglio alla composizione e alla spazialità.
Essenziale dovrà essere anche il modo in cui accostarsi alle opere fotografiche in mostra; infatti come afferma la stessa curatrice <<Sono immagini di lentezza, che meritano lunghi, dilatati tempi di osservazione. Non esistono regole di comprensione del suo lavoro, è meglio limitarsi a guardare per cercare di entrare nella profondità del mondo cavalliano, un mondo colmo di senso, che tutto è tranne che estetizzante>>.
Le immagini di Emanuele, per lo più tutte inedite tranne alcune già esposte nel 1993, costituiscono un’occasione imperdibile per conoscere questa parte della sua produzione, al centro del cui interesse si innesta, sia in pittura come in fotografia, lo studio della forma che egli stesso ricercava nella sua precisione assoluta, al di là degli elementi compositivi della luce e del colore.
All’interno delle sue opere è possibile rintracciare, inoltre, gli influssi che ebbero su di lui la fotografia americana degli anni Trenta, la precisione del Bauhaus e la pittura di Cèzanne, senza dimenticare, come ricorda anche in questo caso la curatrice, che <<Anche per Emanuele l’essenzialità e l’attenzione alla composizione sono le caratteristiche principali da perseguire, sia nelle opere pittoriche che in quelle fotografiche>>.
L’unicità di questo momento ci consente di osservare e confrontare le opere conservate negli archivi dei due fratelli, riscontrando molteplici punti di contatto, allo scopo di focalizzare sulla mostra la volontà di portare alla luce la continua contaminazione creativa tra i due fratelli e una possibile rilettura della loro intera produzione, rivisitando “l’etichettatura riduttiva” secondo cui Giuseppe è sempre stato considerato semplicemente fotografo ed Emanuele pittore. Proposito ben espresso dalle stesse parole di Angela Madesani, per cui <<I due fratelli sono stati dei grandissimi, ognuno con le proprie inclinazioni, le proprie specificità, i propri esiti e la mostra non vuole essere una gara fra loro, ma la dimostrazione dell’importanza dei due cammini, paralleli, talvolta tangenti, entrambi fondamentali all’interno del panorama dell’arte italiana>>.
Entrambi i fratelli hanno inteso la fotografia come mezzo di espressione e ricerca artistica non inferiore a nessun altro strumento; in particolare Giuseppe, come emerge dai suoi scritti, non si è mai posto il problema se la fotografia fosse arte o meno, perché lo era e basta. Questo dogma poetico diviene, grazie a questa mostra, lo spunto necessario per far emergere la loro prassi di ricercare e fare arte.
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