World Press Photo 2026, Separati dall’ICE di Carol Guzy ZUMA Press, iWitness, per il Miami Herald
Il fotogiornalismo si conferma strumento fondamentale di testimonianza puntato sulla complessità del presente, per offrire una lettura critica e consapevole su ciò che accade: World Press Photo ha annunciato i vincitori dell’edizione 2026 e le immagini premiate, selezionate tra oltre 57mila scatti realizzati da fotografi provenienti da 141 Paesi, restituiscono un panorama segnato da crisi e conflitti ma anche da forme di resistenza e dignità.
A ottenere il riconoscimento di Photo of the Year è Carol Guzy, con Separati dall’ICE, una fotografia scattata all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York. L’immagine documenta il momento in cui un uomo viene fermato dagli agenti dell’immigrazione davanti alla sua famiglia, raccontando con forza e umanità gli effetti di una politica migratoria insensibile alle esigenze delle persone e che colpisce anche chi si presenta alle udienze in buona fede. Lo scatto si fa testimone di una pratica repressiva, che converte il luogo della giustizia in uno spazio di trauma.
Accanto alla fotografia vincitrice, i due finalisti del contest ampliano il campo delle urgenze globali. AID Emergency in Gaza di Saber Nuraldin mostra persone che si arrampicano su un camion di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, evidenziando la gravità della crisi alimentare e la disperazione di una popolazione stremata dal perpetuarsi degli indicibili crimini di guerra portati avanti dall’esercito israeliano.
Nel 2025, la carestia si è aggravata in un contesto che una commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sui diritti umani ha definito un genocidio, valutazione contestata da Israele. Le autorità israeliane hanno imposto a marzo un blocco totale degli aiuti, una strategia che le organizzazioni umanitarie descrivono come l’uso della fame come arma. Secondo le Nazioni Unite, tra la fine di maggio e l’inizio di ottobre 2025, almeno 2.435 palestinesi in cerca di cibo sono stati uccisi nei pressi dei siti di distribuzione degli aiuti o nelle loro vicinanze. Nonostante un accordo di cessate il fuoco raggiunto a ottobre, oltre il 75% della popolazione continua a soffrire di fame e malnutrizione.
I processi delle donne Achi di Victor J. Blue, invece, documenta un momento di svolta nella lunga battaglia legale di un gruppo di donne indigene Maya in Guatemala, sopravvissute a violenze sistematiche durante la lunga e sanguinosa guerra civile, iniziata nel 1960 con l’ingerenza degli Stati Uniti, e terminata solo nel 1966. In questo caso, la fotografia restituisce una dimensione di forza collettiva e di giustizia conquistata dopo decenni di silenzio. Doña Paulina Ixpatá Alvarado, una delle querelanti, detenuta e aggredita per 25 giorni nel 1983, è ritratta insieme ad altre donne Achi fuori da un tribunale di Città del Guatemala il 30 maggio 2025. Quel pomeriggio, tre ex membri delle pattuglie di autodifesa civile sono stati condannati a 40 anni di carcere per stupro e crimini contro l’umanità.
Nel commentare i risultati, la presidente della giuria globale Kira Pollack ha sottolineato come il fotogiornalismo continui a operare in condizioni difficili e spesso precarie, mantenendo però una funzione imprescindibile: produrre prove, rendere visibili storie altrimenti nascoste, costruire memoria.
Tra i vincitori dell’edizione 2026 del World Press Photo Contest figura anche la fotografa italiana Chantal Pinzi, premiata con il progetto Farīsāt: Gunpowder’s Daughters. Il lavoro affronta un tema attuale e complesso: l’ingresso delle donne in una pratica tradizionalmente maschile come la Tbourida marocchina, disciplina equestre che rievoca antiche tecniche di guerra araba. Attraverso il racconto di queste cavallerizze, Pinzi documenta un processo di trasformazione culturale che mette in discussione norme patriarcali radicate.
«Farīsāt: Gunpowder’s Daughters racconta la storia di donne marocchine che, attraverso la loro partecipazione alla Tbourida – una tradizione equestre che rievoca antiche tecniche di guerra araba – stanno rivendicando il proprio posto all’interno del patrimonio culturale del Paese. Per secoli alle donne non è stato permesso di andare a cavallo: oggi queste cavallerizze, mettendo in discussione norme patriarcali profondamente radicate, stanno riscrivendo la storia e ridefinendo i confini sociali», ci ha spiegato Pinzi. «Negli ultimi anni ho scelto di raccontare donne che praticano sport considerati ‘non adatti’ a loro: scelte che diventano atti di resistenza silenziosa. È questo il tipo di storie che mi interessa esplorare, perché si inseriscono in un processo più ampio di trasformazione sociale, in cui una nuova generazione non accetta più regole imposte e modelli ereditati», ha proseguito la fotografa, che si è detta «Orgogliosa di aver ricevuto il World Press Photo con un progetto che parla di resistenza femminile, ma soprattutto di aver mantenuto una promessa fatta a me stessa: raccontare con rispetto le storie di chi decide di fidarsi del mio sguardo, di aprirsi e di esporsi. Questo riconoscimento appartiene anche a loro e alla responsabilità condivisa di rendere visibili le loro lotte».
Il riconoscimento segna un momento significativo nel percorso dell’autrice, che ad agosto sarà protagonista di un servizio su National Geographic e che ha già raccontato la condizione di assoggettamento femminile nel mondo. In Colombia aveva documentato la resistenza delle donne wayuu di fronte allo sfruttamento minerario, mentre in India aveva seguito le lottatrici delle aree rurali che sfidano i codici sociali maschili appropriandosi dello spazio pubblico. Questo lavoro è confluito poi in Marocco, dove nel 2022 ha dato avvio al progetto Shred the Patriarchy: un’indagine che le è valsa il suo primo World Press Photo grazie alle immagini dedicate alle Farisāt.
Le immagini premiate nel World Press Photo Contest 2026 saranno presentate nell’ambito della mostra itinerante annuale del World Press Photo, che farà tappa in oltre 60 sedi internazionali. La prima mondiale della mostra sarà inaugurata ad Amsterdam, presso la De Nieuwe Kerk, il 24 aprile. In Italia farà tappa dal 7 maggio al 29 giugno, a Palazzo Esposizioni di Roma, dal 26 settembre al 25 ottobre, al Festival Della Fotografia Etica di Lodi, dal 30 ottobre al 30 novembre, alla Galleria Modernissimo di Bologna.
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22.04.2026 – 26.04.2026 Inaugurazione: mercoledì 22 aprile | 6pm Finissage: domenica 26 aprile | 6pm
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