Sono esposte opere di Pavel Mansourov, Luigi Veronesi, Regina, Bice Lazzari, Piero Dorazio, Emilio Scanavino, Gualtiero Nativi, Renato Barisani, Luigi Allosia, Dadamaino, Pinot Gallizio, Piero Rinaldi, Cesi Amoretti, Sol LeWitt, Robert Morris, Diet Sayler, Peter Willen, Sergio Roni, grandi nomi dell’arte contemporanea a confronto alla ricerca di un filo conduttore nel linguaggio artistico di un’epoca caratterizzata da suggestioni composite e ramificate.
Un mondo vivace, magmatico, di creatività libera ed eterogenea, che identifica di volta in volta tratti comuni come intensi provvisori riconoscimenti da superare con nuove sfide e ricerche.
In questo caso è il segno grafico il protagonista, il fil rouge che unisce tra loro percorsi diversi e fortemente specifici come quelli di alcuni tra i più significativi protagonisti dell’arte del Novecento in Italia e non solo, da Piero Dorazio a Pinot Gallizio, da Sol Lewitt a Emilio Scanavino, per citarne solo alcuni.
Introduce la mostra una bella frase di Jacques Derrida , che scrive: “Se la trasparenza dell’intelligibilità
Il segno quindi, come minimo comune denominatore e insieme come strumento di confronto, di reciproca identificazione all’interno di un linguaggio che ha comunque bisogno di zone oscure, di porzioni non decrittate come liberi regni dell’emozione e della suggestione: un paradosso affascinante, che la mostra propone con rigore e attenzione.
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