Categorie: Giro del mondo

La realtà virtuale come piattaforma artistica

di - 21 Giugno 2017
La realtà virtuale aumenta la nostra percezione del mondo grazie ad alcuni contenuti digitali, ma la realtà virtuale qui intesa è immersiva, ossia isola il fruitore da un ambiente esterno ad una realtà parallela. Un’invenzione non da poco che da diverso tempo ha preso piede nei più disparati ambiti: viene infatti usata dall’archeologia al cinema, dalla medicina al settore militare. Grazie alla realtà VR non c’è nulla che tu non possa fare o avere, nulla è pericoloso o troppo costoso.
Con la realtà VR è stata creata anche una piattaforma d’arte lanciata da tre famosi artisti contemporanei: Marina Abramović, Jeff Koons e Olafur Eliasson. Il progetto è stato ideato da Acute Art, un gruppo di organizzatori londinesi, che aspira ad esplorare l’arte nel nuovo regno della VR, ma anche a distribuire opere contemporanee. L’anteprima dell’idea è stata data quasi due settimane fa a Stoccolma con le opere interattive dei tre artisti. L’artista danese Olafur Eliasson ha presentato Rainbow, un semplice arcobaleno i cui colori si stagliano su una cascata alle sue spalle e che gli utenti possono vedere solo muovendosi in una certa maniera. La creazione ha incontrato diverse difficoltà dal momento che il fenomeno naturale ha richiesto difficili ma precisi calcoli. Marina Abramović ha mostrato invece “Rising”. L’artista è presente nella realtà VR come avatar in una specie di contenitore che lentamente lei stessa riempie d’acqua. Il tema che affronta è quello dello scioglimento dei ghiacci ed una “arringa” su come affrontare la crisi del clima globale. Troviamo infine Jeff Koons che nella sua realtà virtuale dal titolo Phryne propone lab famosa Seated Ballerina in versione ridotta che guida gli utenti in un giardino, muovendosi come una vera e propria ballerina. La ballerina “metallica” è vista da Koons come una musa che comunica con noi e che ci aiuta ad eliminare lo stress, insegnandoci a godere della nostra umanità: raggiunto il momento in cui abbiamo bisogno di una realtà virtuale che affermi la nostra esistenza, Koons percepisce la ballerina metallica come il tramite per aiutarci ad amare la vita vera. (Giulia Pavesi)

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