Categorie: Il fatto

Milano, Expo e i musei: tre binari paralleli

di - 21 Luglio 2015
Bellissimi musei, vuoti. Expo? 20 milioni di visitatori stimati. E possibile che non vadano in città? Che non entrino al Castello Sforzesco a vedere il riallestimento della Pietà Rondanini o alla Triennale o, ancora, alle Gallerie d’Italia? Il panorama che traccia Pierluigi Panza, sulle pagine del Corriere della Sera – Cronaca di Milano, di un’intera giornata in tour tra le bellezze custodite in città, è desolante.
Gli spazi sono splendidi, i servizi ci sono, manca solo il pubblico. Che poi è quello che fa il museo, o no?
D’altro canto invece c’è la mostra di Leonardo, chiusa appena qualche dozzina di ore fa, che pare abbia macinato 235mila visitatori in soli 95 giorni di apertura, un dato record rispetto a mostre precedenti di maggior durata complessiva. Un’esposizione che è stata anche un successo in rete, quella stessa su cui Panza un poco si scaglia, come specchio per le allodole per chi, nei musei, pensa all’appeal mediatico, del social network. 160mila, in questo caso, sono state le visite al sito della mostra da 139 nazioni di tutto il mondo, 20mila i followers su Facebook per un costo di realizzazione di oltre 4 milioni di euro. E una serie di opere straordinarie nelle sale che, insomma, sarebbero state viste eccome.
Possibile che tutto il resto, a Milano, langua? Provate a fare quattro chiacchiere con gli esercenti del centro cittadino e non. La maggior parte vi dirà che Expo, a loro, non ha portato nulla, ma anzi il biglietto d’ingresso serale a cinque euro e l’aperitivo facile hanno “autorizzato” una fuga vera e propria verso la fiera. Ciao affari in città, insomma, mentre già si discute animatamente su cosa fare del sito dopo l’Esposizione, con traslochi, riadattamenti degli spazi e chi più ne ha più ne metta.
Ma torniamo ai musei. Il refrain, dunque, è quello dei bar e dei ristoranti svuotati? Vuoi che le Gallerie d’Italia abbiano risentito del nuovo biglietto d’ingresso a 10 euro, duro colpo per un’istituzione che aveva grande appeal non solo per la location e la qualità della collezione, ma anche per la gratuità, ma perché questo mortorio?
Tutti in piscina anziché guardare quadri nella piacevole bolla dell’aria condizionata? O forse il problema è più a monte? Manca comunicazione? E perché in Triennale, a cui si accede con lo stesso biglietto di Expo, pare che la scena sia identica? Cosa sta sfuggendo alla “città culturale”? L’impressione è che viaggi tutto su binari paralleli. E che, nonostante le promesse, si dialoghi poco. Ognuno preso dai propri numeri, veri o falsi che siano, dagli accessi, dalle condivisioni e dai like. (MB)

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