Da bambina qualcuno mi mostrò un software per il Vic20 capace di creare da una parola data una poesia in rima. Al di là della modestia dei risultati – non è questo il punto – ricordo il mio scandalo – i bambini sono molto dogmatici – davanti all’idea stessa che la poesia potesse essere costruzione, combinazione, calcolo. Poi crescendo sono ringiovanita – il faut beaucoup de temps pour devenir jeune, diceva J. Cocteau – mettendo in crisi gli antichi pregiudizi umanistici. Ecco perché consiglio questo libro di Spirali/Vel, elegante progetto editoriale milanese. Aldo Trione, ordinario di estetica alla “Federico II” di Napoli, indaga infatti l’idea di poiesis, il fare artistico, situandolo nell’orizzonte di un’autentica estetica combinatoria capace di saldare l’erranza della fantasia con il rigore della ratio. Audaci sentieri di esplorazione rilevano una sorprendente continuità: il sogno di Giordano Bruno di una ars combinatoria e mnemotecnica che renda l’uomo capace di manipolare l’universo dei segni, di creare immagini e simboli scoprendo le arcane corrispondenze tra i disparati, ha le sue radici nelle tavole girevoli di Lullo e prima ancora nell’ontologia del numero dei pitagorici che per primi scoprirono il valore poietico e divino del calcolo. La caratteristica universale di Leibniz è la filosofia della poetica simbolista delle segrete corrispondenze, analogie e allegorie, tra le cose. Infiniti mondi possibili ridisegnano l’idea di imitazione: alla natura delle cose la poiesis ne sostituisce un’altra abitata da atti del pensiero. Le immagini hanno vita autonoma, si chiamano tra loro: il Mon Faust di Valéry è un ipertesto del Faust di Goethe. L’artificio, il trucco, le metamorfosi e anamorfosi del barocco sono tecniche cinematografiche. E proprio il cinema rivela come l’ars combinatoria, il montaggio, costituisca l’essenza dell’arte. Esemplare in tal senso la teoria di Ejzenstejn. È pensare l’arte come luogo di combinazioni infinite di elementi distanti e diversi alla ricerca di un’ostinata armonia: l’antica intuizione pitagorica rivela la musicalità di ogni arte. Baudelaire scopre la poeticità nella linea sinuosa di Delacroix. La formula magica di Mallarmé fa scaturire il testo lirico non solo da temi e motivi ma dalle combinazioni e vibrazioni associative dei suoni musicali delle parole. La poiesis diviene interrogazione infinita, terrain-vague della sospensione, dell’Attente. È immaginare eventi che non si compiranno mai definitivamente, eventi più puri, più profondi di ogni realtà concreta.
Lavinia Garulli
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