Donne di ogni ceto e ogni razza, senza distinzioni che non siano puramente formali e che Annie Leibovitz non si sforza di nascondere, proprio per lasciar trasparire la massima veridicità. Ma nell’insieme l’immagine che ne esce fuori è quella di una donna vista a 360 gradi, nelle sue innumerevoli mansioni sociali, da sarta a first lady, da prostituta a mamma. E’ sintomatico come la più grande fotografa di celebrità, pubblicata da riviste come Vanity Fair e Vogue, abbia ricercato nell’anonimato della provincia americana i volti sconosciuti che facessero da contrappunto alla notorietà di quelli famosi già presenti nel suo archivio.
Nel corso di tutto il libro si apprezza un susseguirsi di immagini dove quello che più spicca non è tanto l’ambiente più o meno ricco in cui queste donne si muovono, quanto l’intensità di volti e corpi offerti all’obbiettivo: e qui si finisce col notare come spesso i volti sconosciuti appaiano più rilassati e a loro agio di quelli teoricamente più avvezzi alle luci della ribalta, e questo induce ad una sorta di viaggio interiore dentro l’anima della rilassante provincia americana e dentro i meandri di un mondo di plastica fatto di apparenza. La Leibovitz in questo libro è tornata alle sue origini stilistiche: predomina il bianco e nero, ma vi è anche una corposa presenza di fotografie a colori; le luci sono spesso naturali, talora enfatizzate da una lieve illuminazione flash, raramente vengono messi in gioco i sofisticati apparati di illuminazione per i quali Annie Leibovitz è famosa. Senza dubbio il libro meno hollywoodiano della fotografa americana di origini ebree, dichiaratamente omosessuale; il libro che più si discosta dal suo modo solito di enfatizzare i personaggi.
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Penso che con fotografie più chiare sarebbe stato più apprezzabile l'articolo.
Il contenuto del libro parla di immagini dove le donne si muovono, di volti e corpi, ma l'articolo è presentato senza fotografie che lo rendano interessante, anzi il contrario, ed in tal modo non sono valorizzate la fotografa e la scrittrice.
Per la presentazione del libro, al quale l'articolo si riferisce, sarebbe stata più opportuna una maggiore competenza in materia di propaganda divulgativa ed illustrativa.
Caro Filippo,
ti ringrazio della risposta, capisco il motivo di una sola foto, sei una persona gentile.
Complimenti per l'articolo.
Maria, mi rendo conto di quello che dici e io stesso avrei approvato l'inserimento di altre foto, che accompagnssero il testo e dessero quel senso di contrasto che si respira nel libro, ma purtroppo per esigenze editoriali di Exibart ho la possibilità di inserire una sola foto, oltre alla copertina. Credo che la foto della minatrici fosse comunque molto emblematica agli occhi di chi già conosce il solito lavoro di Annie Leibovitz. Grazie comunque per il tuo commento.