Categorie: Libri ed editoria

libri_biografie | Sofonisba | (spirali 2006)

di - 8 Ottobre 2007
Il gusto per le biografie, spesso monumentali, non ha mai occasionato una breccia irreparabile nella nostra Penisola. Pur tuttavia, negli ultimi mesi e anni, cominciano a pullulare nei cataloghi editoriali resoconti della vita di personaggi di variabile rilevanza e afferenti ambiti assai disparati. Non fa naturalmente eccezione l’arte, e con essa gli artisti.
Parliamo in quest’occasione d’una biografia romanzata di Sofonisba Anguissola (Cremona, 1531 ca. – Palermo, 1625), scritta con passione da Millo Borghini. Di professione odontoiatra, Borghini ha svolto un ragguardevole lavoro d’archivio, come soltanto i “dilettanti” pare riescano a fare, saltando a pie’ pari le pastoie accademiche e i paludamenti ipercritici. Cosa n’è scaturito? Certo non il saggio inappellabilmente scientifico. Però il volume si fa leggere senza patemi, suscita interesse, intrigando il lettore con vicende che non si credevano possibili mezzo millennio fa. D’altro canto, con onestà piuttosto che con un’excusatio non petita, Borghini dichiara che “questa ‘storia della vita’ che ho voluto scrivere, non è una biografia”. Una scrittura fluida come quella del medico piacentino rende ancor più avvincenti le peregrinazioni d’un’artista che ha subito lo scotto di non esser figlia d’arte, e per di più donna, in un’epoca che femminista non era di certo. Ma Sofonisba non ha subito la situazione. S’è imposta, fin alla corte di Spagna, con arditi rifiuti e cortesi doti relazionali; e con indubbio talento, come riconosce Vasari, il quale sostiene che la nostra “ha con più studio e con miglior grazia, che altre donne de’ tempi nostri, faticato dietro alle cose del disegno”.
Un’enormità per il ramo cremonese d’una famiglia di piccola nobiltà, il cui titolo comportava più oneri che onori. Ma con un capofamiglia illuminato, che avvia l’undicenne alla bottega di Bernardino Campi e successivamente alle cure di Bernardino Gatti detto il Soyaro. Ciò basta affinché Sofonisba possa disegnare il Fanciullo morso da un gambero, influenzando la sorte del caravaggesco Ragazzo, che da un ramarro doveva trovarsi morso e immortalato.

S’appressa la data del 1559, con la partenza alla volta di Milano, per il definitivo allontanamento dalla patria natia. Dalla Lombardia il viaggio prosegue fino a Madrid, ove giunge nel febbraio dell’anno successivo, per iniziare a insegnar la pittura alla regina Isabella. È laggiù che Sofonisba, facendo sua la lezione tizianesca, imprime una svolta radicale al “carattere del ritratto ufficiale spagnolo, ponendo le basi di quello del secolo successivo” – si legga innanzitutto Velázquez. Anni fondamentali per la pittrice italiana, almeno sino alla morte della regina nel 1568, e alla partenza dalla penisola nel 1573. Viaggio che la conduce, sposa di Fabrizio Mocanda, nella sicula Paternò, con frequenti residenze a Palermo. (Proprio nella pagine dedicate alla parentesi isolana, emerge con maggior evidenza lo stile di Borghini: “Calascibetta, ove il colore cupo e quasi ferrigno delle rocce contrasta con gli ubertosi campi”). Dopo la morte del primo consorte, Sofonisba sposa in seconde nozze Orazio Lomellini, sostandosi a Pisa e a Firenze, per trasferirsi infine a Genova, nel 1580. Si riapre un periodo assai proficuo, con la frequentazione di Luca Cambiaso e Rubens, e con le lezioni impartite a giovani come Francesco Piola. La ritroveremo nel 1615 a Palermo, dove nove anni dopo è raggiunta da Van Dyck. Conoscenza fugace tra i due, poiché Sofonisba si spegne nel novembre del 1625.

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marco enrico giacomelli


Millo Borghini – Sofonisba. Una vita per la pittura e la libertà
Spirali, Milano 2006
Pagg. 222 + 16 t.f.t., € 25
ISBN 8837041830
Info: la scheda dell’editore

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