Questa non è una guida.
Parafrasando Magritte, possiamo immaginare l’orgoglio degli autori nel sostenere, in prefazione, che questa non è una guida. Infatti, non ci sono piantine, né indici, né riferimenti incrociati, né tutto quanto è utile al turista frettoloso.
Azzerando in qualche modo la tradizione degli ultimi due secoli, gli autori si prendono la licenza di ricalcare più antichi modelli che credevamo perduti e che vanno rintracciati nelle guide cinque-seicentesche.
Succede così che, alla fine di questa descrizione, si ha la sensazione di essere stati accompagnati da due amici in una lunga passeggiata nella loro città. Ma chi sono i due autori? Entrambi di Pontremoli, Andrea Baldini, avvocato, è membro della Deputazione di storia Patria per le Province parmensi e Giuseppe Benelli è docente di filosofia del linguaggio all’Università di Genova e per anni ha retto le sorti dell’Assessorato alla Cultura: è lui a ricordarci che nel toponimo di Pontremoli c’è un ponte tremolante, ad additarci il motto della famiglia Parasacchi Melius est nomen bonum quam divitiae multae o a spiegarci perché un ponte in cemento viene ancora chiamato punt d’fer, insomma, divagazioni sulle parole che sono viaggi nel viaggio.
Le ricostruzioni storiche sono sempre complete, come quelle che, intorno a piazza della Repubblica, centro del celeberrimo premio Bancarella, rievocano le feroci guerre tra le fazioni guelfe e ghibelline sedate solo da Castruccio di Castracani nel 1322 con la costruzione di una grande muraglia in grado di separare gli abitanti del borgo superiore (il Piagnaro) e quelli del borgo inferiore.
Impossibile riassumere le intricate vicende che si sciolgono nella scrittura di Baldini fino a restituirci l’immagine ancora viva del lupomannaro che si aggira di notte tra i vicoli della Crësa Una leggenda ma, prima di tutto, un modo per farci ascoltare l’anima delle contrade con i loro palazzi affrescati, i cortili, le chiese, gli alberghi. Gli artisti?.
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