In svedese, “Mor” significa madre, mormor (madre di madre) vuol dire nonna, mormormor è bisnonna e così via andando indietro nel tempo. Vi è una ricorsività che il termine tratteggia, un qualcosa che passa da generazione a generazione attraverso un canale diretto, un lascito temporale di emozioni, ricordi, sentimenti che passano da mano in mano. Sara Garagnani lo coglie sulla sua pelle, notando come i traumi che lei ha provato siano analoghi a quelli di sua madre, così come di sua nonna prima. Tutte donne che hanno avuto gravi problemi psicologici, tutte che si sono trovate isolate nell’affrontarli, tutte che si sono allontanate dalla propria madre. Una ferita che viene trasmessa nel tempo, in quattro generazioni, e che l’autrice decide di interrompere, scavando nella propria famiglia cercandone la causa, per curarla ed esorcizzarla.
La graphic novels che ne risulta, pubblicata da add Editore nel 2022, è così lo strumento per fare questa indagine, una toccante ricerca nel tempo tra Italia e Svezia, luogo d’origine della famiglia, dagli anni 50 ad oggi. Un racconto che è anche un documentario di fantasia, poiché l’autrice stessa non è testimone dei fatti che racconta, ma li ricostruisce dai racconti e ricordi che conserva. Gli intenti sono chiari fin dall’inizio, si legge nella prefazione: «Questa è una storia famigliare e come accade in tutte le famiglie non ci sono protagonisti, ma punti di vista. Non ci sono eroi né mostri, c’è solo quello che possiamo e riusciamo a essere». In ogni pagina di Mor il racconto e le illustrazioni emanano un affetto profondo verso ciò che si sta raccontando, una voglia di sapere e comprendere, ma con rispetto. Le meravigliose illustrazioni raccontano tanto quanto le parole, con soluzioni sempre originali estraggono tutti i non detti, i sentimenti, le relazioni, le violenze che nella vita rimangono carsici. È un continuo far uscire il sommerso, mostrando come si insinui continuamente in altri luoghi: dal proprio inconscio alle relazioni con gli altri, dal rapporto con sé stessi a quello con chi si ama. Ma è nella genitorialità che fuoriesce di più, momento fondamentale nella vita di queste donne e sui cui il libro si interroga a più riprese, esplicitato con le domande nel finale della prima parte, che chiude con: «Si può avere una madre senza averla, allo stesso tempo? E si può diventare una brava madre poi? Cosa significa essere figlia? Cosa significa essere madre?».
Mor. Storia per le mie madri è un’opera di grande pregio, un’emancipazione dolce, un’analisi mai fredda, consapevole delle grandi possibilità della letteratura, che riesce a risucchiare il lettore in un vortice dolce e spiazzante.
A Dongo esiste uno spazio espositivo e per residenze artistiche, dove mostre, opere e racconti inquietanti si intrecciano: lo visitiamo…
Al Complesso di San Giovanni di Catanzaro, un progetto espositivo che mette in dialogo i linguaggi dell’arte contemporanea con l’immaginario…
Nel suo ultimo volume, edito da Gli Ori, Nicolas Martino traccia un atlante dell’epoca contemporanea, dal Sessantotto alla Pandemia, rileggendo…
Dopo il Padiglione chiuso del 2024, Israele torna alla Biennale Arte di Venezia con un progetto di Belu-Simion Fainaru ma…
Il mio lavoro negli ultimi anni ha seguito il tema degli sconfitti. Dare luce a chi è sempre stato nell’ombra.
La Galleria Anna Marra di Roma presenta una collettiva femminile opulenta, che ricorda e rielabora la figura della mitica Joséphine…