Musica da camera singola. Appunti sull’amore e sul farsi una vita, il primo romanzo di Amy Key pubblicato da Rizzoli quest’anno, parla chiaro: per la società, l’essere felici è inevitabilmente legato a una serie di traguardi. «L’escalation senza fine dei desideri», per citare le parole dell’autrice, deve riservare innanzitutto una “dolce metà”, un lavoro perfetto, il matrimonio, l’acquisto della casa, uno o più figli e forse una seconda abitazione più grande della prima. Il tutto come se si trattasse di una lista della spesa in cui segnare man mano gli obiettivi raggiunti. Che cosa accade quando si decide di porsi delle domande su questo tipo di percorso obbligato? Key propone un bilancio a metà dei quarant’anni che ripercorre alcune tappe della propria vita tra ricordi positivi, ironici e altri dai toni gravi.
Il romanzo segue la linea dell’album Blue (1971) della cantante Joni Mitchell, al quale la protagonista è particolarmente affezionata fin dall’adolescenza e nel quale si rispecchia. Key è alla ricerca di una pace interiore che prenda le distanze dalle convenzioni a cui è stata inevitabilmente incatenata per anni. Ogni attimo è presentato con assoluta naturalezza, che rende fin troppo facile ridere, arrabbiarsi e piangere sulle parole dell’autrice, la quale man mano ci presenta gli affetti della propria vita, compreso quello verso se stessa, i viaggi, le perdite, le conquiste. Tra gli interrogativi ricorrenti, quelli che ognuno di noi si è posto almeno una volta: «Cosa ho fatto di male? Cosa c’è che non va in me?», gli stessi dubbi a cui Key non riesce inizialmente a dare una risposta.
Per sopperire alla mancanza di un partner fisso, l’autrice si coccola acquistando questo e quell’altro oggetto al mercatino dell’antiquariato, abiti firmati, viaggi di lusso e cercando di dimostrare agli altri, ma soprattutto a se stessa, di essere abbastanza indipendente da non aver bisogno di un uomo nella propria vita. In questo percorso, che raccoglie il periodo tra i venti e i quarantacinque anni, Key realizza che ciò a cui aspira veramente è la voglia di imparare a bastarsi e ad amarsi. L’obiettivo non è più la spasmodica ricerca dell’anima gemella, bensì il riuscire ad apprezzare ciò che la circonda e imparare a chiedere aiuto senza timore e vergogna nel momento del bisogno: «Vorrei rovesciare il vero amore dalla sua posizione centrale, perché la gerarchia cozza con l’amore. Posso volere l’amore vero tanto quanto dare valore ed essere soddisfatta da ciò che si manifesta in sua assenza».
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