È questa la sfida coraggiosamente intrapresa da Raffaela Mariniello, attenta a superare sul piano estetico qualsiasi paralizzante gerarchia o definizione di generi, grazie alla sensibilità rappresentativa di un animo che solo per un istante sceglie l’esattezza tecnologica di una strumentazione fotografica, per poi consapevolmente svincolarsi e librarsi nell’atemporalità di una sottile definizione pittorica.
Una definizione volta a modellare e rivelare il lato più sconosciuto e nascosto di una città troppo spesso
Non si può tacere, infatti, l’angoscia che la Mariniello deve affrontare per seguire semplicemente il percorso visivo della sua sensibilità estetica, abituata a scontrarsi con pericoli disseminati nella perlustrazione fisica ed emotiva di luoghi dimessi, di anonime discariche, di aree archeologiche abbandonate, e che solo l’amore inalterabile per il proprio lavoro può superare.
Pericoli aggravati dal fatto che l’occhio artistico di Raffaela predilige volutamente l’ora incerta del crepuscolo, avvertita come la più adatta per il riverbero che, nel suo lento declino, permea di un’insolita intonazione lirica i luoghi frettolosamente frequentati da una superficiale noncuranza , ora pronti a rivelare i toni surreali e mitici di una poliedrica anonimia visiva.
Naturalmente per catturare in un istante il lato fantastico di marginali ed emarginate note urbane, la Mariniello si avvale tecnicamente dello scatto di un flash che, nel suo bagliore abbacinante, plasma l’essenza di una dimensione rivelata, comprimendo in un solo istante
Un connubio che emerge anche dalla scelta tematica, costantemente attratta dalla forza misteriosa di una lontananza che una comune veduta non riesce a trattenere o delimitare, imprevedibile nel continuo affiorare di elementi naturali che, nel loro aspetto vivo e palpitante, non si arrendono alla soffocante rigidezza di un grigio scenario urbano.
E per rappresentare in modo sensibilmente fermo e preciso quest’armonia creativa, la fotografa si avvale della severa dicotomia di un bianco e nero che, nell’implicita modulazione di un tono creativo, riesce ad esprimere il senso più autentico di un messaggio estetico, al di là di fuorvianti forzature o subdole mistificazioni che rischierebbero di compromettere il valore di una moderna poeticità.
articoli correlati
Raffaela Mariniello: Napoli, veduta immaginaria”
Firenze Fotografia 2000
elena granuzzo
mostra visitata il 10 ottobre 2002
Alla Fondazione Sassi di Matera, una mostra mette in dialogo Salvador Dalí e Alessandro Valeri: due Visioni del Mediterraneo, tra…
Durante la settimana inaugurale della Biennale di Venezia, la camera dell'Hotel Metropole dove Freud scrisse L'interpretazione dei sogni ospiterà una…
Con un progetto pop up di dieci giorni, Spazio Morgagni porta Man Ray in un caratteristico barbiere milanese degli anni…
A cosa pensiamo quando parliamo di “smart agriculture”? L’indagine dell’artista cinese esplora i cambiamenti in atto nel rapporto tra lavoro…
Il Turner Prize 2026 annuncia i quattro finalisti: Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku. La mostra al…
Nella project room della galleria Mondoromulo, a Benevento, una mostra condivisa di Vincenzo D’Argenio e Fabrizio De Cunto affronta il…