Valérie Mréjen nasce nel 1969 a Parigi, nel 1994 ottiene il DNSEP (Diplome National Supérieur d’Expression Plastique) e dallo stesso anno si occupa di scrittura, video, fotografia e film pubblicando i suoi testi in Francia e partecipando ad esposizioni e festival europei soprattutto nei paesi francofoni. Da ottobre 2002 risiede come “pensionnaire” a Villa Medici a Roma.
Proprio a Villa Medicis scatta una serie di fotografie che presenta in questa mostra assieme ad un video recente intitolato Portraits filmés (13 souvenirs) e ad un film, Chamonix, di recente premiato al Festival du Court Métrage de Clermont-Ferrand.
Dal 1997 l’artista francese lavora sul tema dell’autonomia del linguaggio mettendone in risalto le potenzialità ma anche i difetti che ne derivano.
Le fotografie ritraggono alcuni amici dell’artista o persone incontrate da poco che posano su uno sfondo bianco, assumendo un’espressione ed un atteggiamento assolutamente indifferenti, come dice lei stessa: “Chiedo al modello di guardare la lente e di cercare di fare il vuoto ed essere il più possibile neutro ”.
Lo stesso concetto viene ripreso in Portraits filmées e in Chamonix, con la peculiarità del mezzo espressivo scelto che consente l’uso della parola. Ad amici e conoscenti, alcuni dei quali coincidono con quelli ritratti nelle foto, la Mrejen chiede di raccontarsi, descrivendo in modo essenziale un episodio della propria vita. Si tratta di aneddoti tratti dal vissuto dei personaggi: rapporti conflittuali coi genitori, esperienze sentimentali, piccoli shock infantili, dolori o tristezze irrisolti oppure semplicemente banali esperienze quotidiane. L’essenzialità è accentuata dal tono assolutamente descrittivo e monocorde con cui i personaggi si raccontano celando l’evidente portato emotivo delle esperienze comunicate.
Il pubblico è senz’altro sollecitato a riflettere sull’uso del linguaggio scelto per comunicare attraverso mezzi, che hanno il limite proprio di ciò che è meccanico. In questo senso le fotografie, di per sé mute, sono ancora più mute; ed il personaggio appare senza anima laddove diviene semplicemente un volto ripreso da una cinepresa ed una voce registrata da un microfono. Senza emozioni. Ciò detto, sfugge un po’ che cosa abbia realmente voluto comunicare l’artista.
elena demartini
mostra visitata il 12 marzo 2003
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