I lavori sono disposti secondo un preciso iter sequenziale e sono stati allestiti in alcuni luoghi della galleria che non funzionano da soli “contenitori”: sono – quasi miracolosamente quando si tratta di video – spazi “corretti”, che aiutano la creazione di un giusto rapporto tra spettatore e opera, che enfatizzano quella dimensione speciale, quell’intimo universo che si crea tra lo spettacolo e lo spettatore.
Mentre nei suoi primi lavori indagava microcosmi domestici, ora la Toderi lavora sugli spazi pubblici, su quei fenomeni collettivi, quelle situazioni corali che avvengono in edifici come lo stadio e il teatro, dove importante è l’elemento sonoro, di spontanea derivazione.
La prima opera, dal titolo Super Tuesday, è in una piccola stanza quadrata: siamo nello spazio, stiamo dando uno sguardo dall’alto ad uno stadio – il Madison Square Garden, mentre viene ricoperto dalla bandiera americana – che ruota lentamente su se stesso in maniera quasi ipnotica.
I video che compongono Subway Series, che presentano i due stadi da baseball di New York, sono disposti specularmene uno di fronte all’altro: noi siamo obbligatoriamente, giustamente destinati a posizionarci al centro della lunga sala dove è l’opera, circondati dal frastuono confuso, quella specie di rumore di sottofondo tipico di questi luoghi di aggregazione, che si alterna a momenti di silenzio irreale.
Al piano superiore Random, girato al Teatro Massimo di Palermo, dove le logge della struttura sono stipate di spettatori vestiti di bianco, armati di macchine fotografiche che accendono improvvisi, casuali flash di luce a comporre costellazioni astrologiche.
In occasione della mostra è stato edito un piccolo catalogo, con un testo di Laura Cherubini.
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