La rassegna prevede l’esposizione di 23 opere pittoriche, che rappresentano immagini e simboli di culture che comunicano e interagiscono attraverso un linguaggio universale, quale l’espressione artistica.
Giappone, Russia, Tunisia, Slovenia, Honduras, Cuba, Siria, Uruguay e Stati Uniti: scambio di idee e specificità di linguaggi, per sperimentare una comunicazione che va oltre le parole.
Gli acquarelli dell’artista Tamamé (Giappone) riguardano soprattutto la figura umana. I paesaggi e i ritratti sono disegnati in una dimensione alla Chagall: rappresentano un universo esplicativo cromaticamente ricco e differenziato. I particolari (come fiori, mani, elementi decorativi) accennano a un discorso non interamente compiuto.
Asin Tabari (Russia) ama rielaborare i manifesti pubblicitari che si trovano nei panorami cittadini, inserendo, quasi sempre, un proprio autoritratto. Sviluppa la sua carriera artistica con opere tratte da rielaborazioni al computer di immagini, ritratti e paesaggi urbani milanesi.
Guardando le opere di Khaled Ben Slimane (Tunisia), si ha immediatamente l’impressione di trovarsi di fronte a un individuo che vive la creazione artistica come una ricerca spirituale, un impegno totale. La sua arte comunica il raccoglimento ed il silenzio degli spazi infiniti.
La particolarità della pittura di Sasa Hribernik (Slovenia) è invece il tentativo di rappresentare la millenaria e simbolica figura del demone Koran, maschera grottesca della cultura slovena.
L’artista Alex Galo (Honduras) sviluppa un iter lavorativo all’insegna della ricerca di un linguaggio formale innovativo. Egli parla dell’uomo, della sua incompletezza, delle sue lacerazioni, che interpreta attraverso l’utilizzo e la combinazione di materiali, quali il piombo e il bronzo.
Wilfredo Lam (Cuba) presenta, nelle sue opere, i miti e le tradizioni della civiltà delle Antille.
Le entità dei boschi, gli animali reinventati, con fantasia e con elementi simbolici di profondo valore, ci parlano dei grandi misteri del mondo onirico e tribale.
Le opere di Usama Al Nassar (Siria) sono il risultato di elaborazioni mentali e tecniche dettate da una continua ricerca dell’armonia, della forma e dello spazio, in un susseguirsi di luce e ombre tese a fondersi in una vibrante musicalità.
Il lavoro di Ahamad Alaa Eddin (Siria) trova nella rappresentazione dell’espressione linguistica, tracciata con i caratteri della lingua araba, la sua fonte creativa. Il segno della scrittura, ingigantito nelle sue dimensioni, si interseca con il campo visivo del colore come in piani di lettura che si sovrappongono.
In Coco Cano (Uruguay), sia il segno che il senso del colore sono frutto di una ricerca partita dalle prime esperienze artistiche, radicate nella cultura sudamericana e, in particolare, nella tradizione indigena. Il segno è semplice, quasi primitivo, ed i colori, che egli definisce “dell’anima”, sono il rosso, il giallo ed il viola.
Infine, Ed Hermann (Stati Uniti) è un artista newyorkese che, negli ultimi vent’anni, si è fatto interprete del grande disagio metropolitano. Sono famosi i suoi uomini in bicicletta, che pare si “rincorrano disperatamente”, come scrisse Enrico Baj in una recensione. Noti anche i suoi “Homeless”, figure riprodotte a grandezza naturale ed esposte per lungo tempo negli spazi culturali di New York. Le sue grandi tele sono spesso dipinte solo con il bianco e nero e i corpi rappresentati, sono quasi sempre senza volto.
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