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Dal 20 maggio 2000 al 18 giugno 2000 | Gli anni mitici del Premio Lissone: da Marchiori alla fine di un sogno | Mantova, Casa del Mantegna

di - 11 Giugno 2000

Lissone nacque per premiare le migliore esperienze dello sperimentalismo pittorico italiano, ma in seguito ampliò la sua indagine anche ai paesi europei, acquisendo prestigio e popolarità. Nato nel 1946 sotto l’impulso della Famiglia Artistica Lissonese, costituita nel 1934 da artisti e pittori locali e ordinatrice della mostra, il premio Lissone, prima annuale e poi biennale, visse i suoi fasti nel corso degli anni ’50 e la prima metà degli anni ’60; l’ultima edizione fu quella del ’67, dopodiché i venti della protesta del ’68 cominciarono a farsi furiosi, fino a spazzare via quella manifestazione nel nome dell’assurda pretesa di liberare gli artisti dal vincolo della competizione, non considerando quale fosse il valore reale di quell’evento, quello cioè di mettere in vetrina tendenze e correnti emergenti nel campo della pittura figurativa, precorrendo i tempi e scoprendo quali, fra esse, avrebbero poi lasciato un segno tangibile della loro poetica. Prima della triste ed improvvisa interruzione questa manifestazione aveva tuttavia fatto a tempo a segnare un’epoca, accogliendo i protagonisti di molti dei movimenti che si erano poi imposti anche a livello internazionale: dal Surrealismo all’Informale, dal Neo-Dada al Nouveau Réalisme, dalla Pop art all’arte programmata, fino allo sperimentalismo neo-avanguardistico.
De Micheli, nel ’59 ebbe a scrivere: “Il Premio Lissone si è caratterizzato come una mostra di tendenza, la tendenza informale”. E fu proprio così: il Lissone riuscì nell’intento di sorvegliare le correnti informali e seppe anche fare opera di promozione dell’arte giovane del’900. Pensando ai nomi più importanti di quel periodo è difficile che qualcuno di essi abbia saltato questo appuntamento. Ci limiteremo a citare alcuni degli artisti in mostra a Mantova: Morlotti, Reggiani, Werner, Birolli, Schneider, Tàpies, Scanavino, Appel, Moreni, Vedova, Crozier, Dorazio, Feito, Bruning, Dufrene, Murtic. Ma il premio Lissone fu anche un evento che coinvolse la critica militante dentro e fuori di sé: notissimi i nomi che parteciparono alle giurie, altrettanto noti quelli che scrissero delle decisioni e dei verbali di quelli.
E allora ricorderemo la polemica innescata da Valsecchi all’edizione del ’53, quando Werner vinse solo per il classico lancio della monetina, non riuscendo la giuria a raggiungere un verdetto; oppure il grido di Argan del ’57 quando si scagliò contro l’ipocrita e diffusa pretesa di aprire a tutte le tendenze affermando la superiorità della scelta del Lissone, che si rivolgeva solo alle tendenze più avanzate e coraggiose dell’arte contemporanea. E Argan,, sfogliando quei vecchi cataloghi, lo trovereste nella giuria del Lissone, insieme ad Apollonio, Ballo, Brandi, Restany, Pallucchini, Calvesi, Emiliani. E vi trovereste spessissimo Giuseppe Marchiori, un critico che, a mio personale modo di vedere, è da collocare nei primissimi posti della classifica della critica dell’arte contemporanea; una figura spesso trascurata, forse perché ebbe il grande dono di parlare di arte in maniera semplice: eppure fu geniale, fondò il gruppo Fronte Nuovo delle Arti e scrisse talmente tanto che ancor oggi non disponiamo di una sua completa bibliografia. Non si può parlare del premio Lissone senza parlare di Marchiori e senza di loro la favola artistica del ‘900 sarebbe molto meno affascinante.


Mostra: “Una storia d’arte. Il Premio Lissone”, Mantova, Casa del Mantenga, via Acerbi, 47. Dal 20/05/2000 al 18/06/2000. Orari: 10.00-12.30 e 15.00-18.00. Chiuso il lunedì. Ingresso gratuito. Catalogo a cura della Provincia di Mantova a cura di Claudio Rizzi.

Alfredo Sigolo

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