Nel cortile della Biblioteca di via Senato, si staglia il “Grande cardinale seduto”, bronzo del 1983 di Giacomo Manzù. Non siamo ancora entrati nella vera e propria mostra dedicata all’artista bergamasco, di fama internazionale, scomparso nel 1991, all’età di ottantadue anni. Nelle sale interne che ospitano le altre opere, subito ci si trova in mezzo a due lavori fondamentali: da una parte la “Sedia” (1988, bronzo), dall’altra la “Ragazza in poltrona” (1975, ebano). La sedia, unico ricordo dei suoi umili natali, torna spesso nelle opere di Manzù, come sostegno per numerose nature morte e, a conferma di ciò, possiamo osservare la “Modella con sedia” (1970 circa, tecnica mista su tavola), di cui esistono anche numerose versioni scultoree. Tornando alla “Ragazza in poltrona”, bisogna sottolineare come l’ebano sia un materiale amato da Manzù, ma impiegato raramente. La scultura colpisce per il suo movimento interno: la ragazza sembra accumulare l’energia necessaria per aggredire lo spazio come una danzatrice contemporanea.
Gli studi per la “Porta della morte” in San Pietro ci introducono all’opera fondamentale dell’artista. E il bronzo del 1949 (2° grado del concorso) ne è la versione definitiva: “[…] ho deciso di partecipare perché è un mio dovere morale, anche se ai concorsi io sia avverso”. La lavorazione della porta avviene, in varie fasi, tra il 1947 e il 1964.
Uno stretto corridoio, in cui sono esposte le illustrazioni dell’ “Edipo Re” di Sofocle, e de “Il falso e vero verde” di Salvatore Quasimodo, ci conduce in una piccola sala dove spicca “Il grande ritratto di signora” (1946, bronzo). A differenza dello studio in cera (sempre del 1946), nella versione definitiva cambia l’accavallamento delle gambe, le mani sono giunte e un’espressione beata prende il posto del sorriso.
La mostra è corredata anche delle 129 lettere autografe (1934-1956) che Giacomo Manzù ha scambiato con il critico, e suo intimo amico, Nino Bertocchi: nelle vetrine che le ospitano interessanti sono le foto e gli articoli dell’epoca. Usciti di nuovo nel cortile, si fanno notare altre quattro sculture poggiate sull’erba del piccolo giardino: fra tutte spicca “Tebe che cade” incredibile dimostrazione di come un bronzo possa sembrare l’istantanea di una donna in caduta da una sedia… insomma l’attività scultorea di Manzù colpisce e lascia il segno nei visitatori della mostra di via Senato.
Luca Gricinella
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