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Dal 6 luglio 2000 al 21 settembre 2000 | Miracoli a Milano. 1955/1965. Artisti, Gallerie, Tendenze | Milano, Museo della Permanente

di - 31 Luglio 2000

1955/1965, un decennio d’oro per la Milano dell’arte. Un periodo di fermenti culturali, di iniziative, di scambi, in cui la città si presentava come il crocevia delle punte più avanzate del dibattito internazionale.
Diceva Lucio Fontana: “Si va formando una nuova estetica, forme luminose attraverso gli spazi. Movimento, colore, tempo e spazio, i concetti della nuova arte”.
E già. La figura si è dissolta nella materia. La luce ha avvolto lo spazio e lo ha investito di un ruolo preponderante, l’arte non è più solo sulla tela, ma oltre. Si aprono nuovi orizzonti.
“Miracoli a Milano”, la rassegna in corso alla Permanente, curata da Flaminio Gualdoni e Silvia Mascheroni, ricostruisce l’ambiente culturale e artistico di quel decennio. Una stagione definita “miracolosa” per la felice compresenza di galleristi illuminati e lungimiranti e artisti pronti a recepire il messaggio d’oltralpe o d’oltreoceano.
In mostra centotredici opere dei massimi artisti allora attivi che ci riportano al clima visivo del momento, segnato dal recupero di fondamentali personalità storiche, come Duchamp, Picabia, Schwitters, ma anche da autorevoli esponenti delle correnti di ricerca allora in corso, come Mathieu, Hartung, Calder, Veronesi, Burri, Fontana e dalle nuove generazioni responsabili di fenomeni che hanno caratterizzato il corso dell’arte in Italia, come Baj, Dova, Crippa, Manzoni, Gianni Colombo.
Milano iniziava a sprovincializzarsi grazie all’attività di gallerie d’avanguardia che si assunsero il ruolo di promotrici delle nuove tendenze e che animarono l’epoca creando nuovi contatti e scambi con l’estero.
La grande mappa della città, posta all’ingresso della mostra ne indica la dislocazione.

La Galleria Apollinaire di Guido Le Noci, il quale aprì nel 1955 con un programma dedicato ai maggiori esponenti e ai giovani della Scuola di Parigi, e venne affiancato da Pierre Restany che diventò il critico ufficiale della Galleria. Azimut, che aprì i battenti nel 1959, gestita e diretta in prima persona da due artisti, Piero Manzoni ed Enrico Castellani, fu definita da Leonardo Borgese “…una piccola sala sotterranea, fantascientifica e mistica”. Inaugurata con una mostra di Piero Manzoni che esponeva le sue Linee, da Azimut si avvicendarono, oltre agli artisti che con Manzoni e Castellani avevano condiviso precedenti esperienze, anche i componenti del Gruppo Zero, di Motus, dei Gruppi T e N di recente formazione. Parallelamente corre anche l’attività di “Azimuth”, rivista d’arte, che pubblica due soli numeri.
La Galleria Bergamini, nata nel 1940 con Giuseppe Bergamini, appassionato collezionista che nel proprio programma alternò arte figurativa e arte astratta, fu anche punto di incontro di letterati e artisti.
La Galleria Blu di Peppino Palazzoli, anche lui collezionista (ma è un percorso comune a molti galleristi), che inaugurò nel 1957 con una personale di Mario Sironi (pare che le opere non fossero in vendita!) e proseguì secondo una linea moderna internazionale, Balla, Burri, Arp, Calder, Capogrossi, Kandinsky, Klein, Fontana, Munari, alla quale rimase sempre il più possibile fedele.
Fu attiva dal 1958 al 1977, la Galleria L’Ariete di Beatrice Monti, grande signora dell’arte milanese ma anche internazionale, visto il clima di fermento e di scambi con la Francia e soprattutto con gli Stati Uniti che seppe creare.
La Galleria delle Ore, diretta da Giovanni Fumagalli, che indirizzò i propri interessi culturali verso il figurativo dei “naturalisti”, dei “realisti esistenziali” come Breveglieri, Guttuso, Tomea, Treccani, Broggini e molti altri e fu attiva dal 1957 al 1996, un anno dopo la scomparsa del suo fondatore.
La Galleria del Milione, il centro culturale più attivo dell’astrattismo in Italia, creata da Gino Ghiringhelli negli anni trenta, che portò in Italia Léger, Kandinsky e lavorò quindi, tra gli altri, anche con Reggiani, Fontana, Melotti, Morandi, Albers, Wols.
Il Naviglio con il suo fondatore, Carlo Cardazzo, il quale cercò sempre di sostenere l’avanguardia più attuale. Fu nelle sue sale che venne inaugurata nel 1952 la prima mostra dello Spazialismo . Vi “transitarono” anche Pollok, Scanavino, Capogrossi, Calder, Scarpitta, Dubuffet…
La Galleria Lorenzelli che da Bergamo, dove era nata nel 1956, fu trasferita a Milano nel 1960, con Nicholson, Hartung, Licini, Music, Schneider, Vasarely
Il Salone Annunciata aperto nel 1958 da Bruno Grossetti dopo l’esperienza con il padre Carlo e il fratello Sergio.
La Galleria Schwarz, il tempio del surrealismo, dove passarono, tra gli altri, Breton, Duchamp, Man Ray.
Non si tratta di una mostra “nostalgica”, anche se qualche rimpianto affiorerà, soprattutto in coloro che quell’epoca l’hanno vissuta, se non altro per i “gloriosi” ricordi che andrà a suscitare.
Una rassegna così concertata di certo tradisce l’intenzione di cercare nel passato un principio da cui partire per dare conferma all’oggi, per ripercorrere cioè una storia ormai remota ma con tracce ancora vive e riconducibili alla realtà futura, per aprire a nuovi “miracoli”.

Emanuela Filippi



Fino al 21 settembre
Miracoli a Milano. 1955/1965. Artisti, Gallerie, Tendenze
Milano, Museo della Permanente, via Filippo Turati 34.
Tel. 02.655.14.45
Orario:10-13 14,30-18,30 – giovedì sino alle 22 – sabato e festivi 10-18,30. Chiuso il lunedì.
Ingresso intero L. 12.000 – ridotto L. 8.000


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  • mi sembra incredibile non citare nell ambito del realismo esistenziale figure come banchieri che ne fu caposcuola o guerreschi oromagnoni, inserendo nomi che sono marginali al gruppo originario del suddetto realismo esistenziale

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