La mostra “Arte del XX secolo- Lo sguardo indiscreto dalle collezioni alessandrine” è riuscita a raggiungere il doppio obiettivo di raccogliere, dopo quarant’anni, autentici capolavori dell’arte di collezionisti privati e di offrire al pubblico la possibilità di osservare dal vivo una varietà d’opere del ‘900 che sapranno accontentare i palati artistici di ogni persona. E’ stata un’operazione importante quella effettuata dal Comune di Alessandria, che sopperisce ad una mancanza di partnership ormai troppo evidente tra privati ed istituzioni pubbliche, per quel che riguarda la diffusione e la valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo in provincia di Alessandria. Solo nel lontano 1958, alcuni collezionisti alessandrini decisero di rendere note una parte delle loro collezioni pubblicando un catalogo, presso le edizioni Conchiglia di Milano, in cui venivano presentate, da un saggio introduttivo di Giampiero Giani in italiano e in inglese, novantacinque opere che adornavano i salotti degli appassionati d’arte locali. La differenza è che allora fu un’iniziativa del tutto privata anche se rivolta al pubblico. E’ quindi comprensibile il richiamo allo “sguardo indiscreto” che permette di ricostruire, attraverso i percorsi soggettivi dei collezionisti, la storia dell’arte di un secolo straordinario che è riuscito a passare dal divisionismo di Balla ne l’Autoritratto del 1935 all’immaginario Pop del Self Portrait del 1966 di Andy Wharhol. Senza voler dimenticare il Concetto Spaziale di Lucio Fontana del 1960, il Sacco di Burri del 1956 o la forza espressiva di Basquiat in Loin del 1982. Il visitatore può, paradossalmente, crearsi un proprio percorso personale in cui perdersi e da cui ricominciare ogni volta.
L’allestimento della mostra aiuta non poco a creare una sensazione di smarrimento, poiché è difficilmente individuabile il criterio con cui sono state divise le opere. Si passa da spazi dedicati ad un singolo artista (Fontana), o ad un ambiente (la New York di Wharhol e Basquiat), ad altri in cui i quadri non sono divisi né per epoche né per movimenti o per collezioni. Senza parlare del fatto che la quantità impressionante di opere porti al paradosso che non ci sia spazio sufficiente per attaccare le etichette sullo stesso pannello del quadro al quale si riferiscono. L’illuminazione è, come spesso accade, l’altra nota dolente dell’esposizione. Ma non possono essere questi difetti, dovuti anche al luogo (l’ex Ospedale Militare di Via Cavour) che seppur affascinate non offre lo spazio sufficiente, ad annullare un’operazione culturale di altissimo livello curata da Marco Rosci e realizzata da Fortunato Massucco e Aurelio Repetto. Il catalogo, delle edizioni Mazzotta, ospita i contributi di critici come Maria Luisa Caffarelli e Dino Molinari, il quale ci presenta anche con ironia le varie tipologie di collezionista.
Roberto Tassinario
Mostra visitata il 16.XII.2000
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