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fino al 15.VI.2012 | Konstantin Batynkov | Milano, Galleria Nina Lumer

di - 20 Aprile 2012
Konstantin Batynkov (Sebastianopoli, 1959), pittore  e fotografo che vive e lavora a Mosca, un gigante alto due metri, ex campione di basket moscovita, figlio di un aviatore polare, che  piacerebbe a Saint  Exupéry, autore del “Petit Prince”, a Magritte e a Giacometti. L’artista pluripremiato che negli anni Ottanta, nel clima effervescente della Perestrioka, è stato tra i protagonisti del gruppo pietroburghese dei Mitki. A  Milano ha  portato i  suoi  diafani  paracadutisti, bambini pattinatori, cani, uomini, sottomarini, navi, elicotteri, figure filiformi simili a spilli o punti esclamativi con la schiena reclinata come geroglifici della precarietà. Queste silhouette nere su sfondi bianco o grigio, senza peso, si librano nell’aria e fluttuano nel nulla. Le sue opere incantano per  levità e precisione del tratto impressionista, e per le atmosfere espressioniste. La mostra si divide in due spazi. In quello al piano terra si trovano stormi non di rondini ma di Paracadutisti, rappresentati con un segno essenziale, sicuro, rapido, immediato nella sua indiscutibile  capacità  di cogliere l’essenza del movimento. Non si dimenticano i sei piccoli ritratti di esili bimbi, inquietanti e dallo sguardo triste (forse apparizioni dei sopravvissuti di Cernobyl?).

Nella stanza sotterranea, invece, all’esterno nel cortile della galleria, in una “project room” con mattoni rossi a vista, spiccano quattro grandi opere apocalittiche dal titolo Cosmo con deflagrazioni di pianeti, piogge di meteoriti fluttuanti  in dimensioni oniriche e visioni surreali che sembrano sfondare le pareti.
Sono di un realismo magico anche la serie di opere Interni, dove aleggia  l’eco delle fiabe  della cultura  popolare russa, dei giochi, dei canti, il ricordo delle  parate militari che  danzano nello spazio e  i pattinatori. Questi  personaggi fiabeschi  sembrano fuggiti dalle pagine di  Racconti pietroburghesi di Gogol’  e i suoi panorami  ammantati di neve seducono per una silenziosa,  misteriosa e melanconica bellezza. L’artista rappresenta ombre di migrazioni di popoli in bilico tra sogno e realtà, sullo sfondo fanno capolino città fatiscenti – come nelle opere  Mosca-Pechino e Mosca – fatte di architetture  smaterializzate, fuori dal tempo, però luminose, cangianti, seppure prive di colore, e che riflettono una luce opaca  elaborata  negli anni in cui ha dipinto in una cantina senza luce immaginando il suo mondo animato da figure grigie, nere, bianche abbacinanti, sopravvissute a una bufera di neve e al tempo.  

jacqueline  ceresoli
mostra visitata il 3 aprile 2012

dal 3 aprile al 15 giugno 2012
Konstantin Batynkov – Paracadutisti
Galleria Nina Lumer
Via Carlo Botta 8 (20135) Milano
Info: +39 0289073644 –
info@ninalumer.itwww.ninalumer.it
[exibart]

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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