Il rumore del tempo è quello che Gaetano Pesce imprime nel visitatore della mostra. Situata nello stesso braccio che ha ospitato The Andy Warhol show, della stessa ne eredita stimoli, crasi, isterie e l’incontro con una personalità, questa volta del design, unica e controversa.
Gaetano Pesce, amante senza fissa dimora, si offre in pasto alla comunità in tutte le sue sfaccettature di designer, architetto, alchimista e primo attore dell’industria culturale. Ed è questa una mostra che sottopone il visitatore a molteplici ripensamenti e ad una concentrazione nuova, o almeno inedita per una retrospettiva dedicata ad un designer.
L’allestimento è mobile, non solo perché gran parte degli oggetti, mobili e disegni e progetti sono posizionati su pop-carrelli della spesa, ma anche perché a cadenza personalità saranno invitate a scomporre ambienti e percorsi a proprio piacimento.
Le pareti delle nove sezioni sono disseminate di poster e fotocopie di icone care a Pesce: veneri preistoriche, Dalì, Michelangelo, Leonardo, Magritte. Una carta da parati fatta a collage, quasi un dna del professore che si è diviso tra mille città, atenei, luoghi, spesso alberghi, purché con vista mare o fiume.
Gaetano è un rivoluzionario che non vuole andare in pensione, uno sperimentatore folle che non manca di elogiare l’imperfezione e non si preoccupa di ciò che in o out. Non si cura dei trend, il numero o la serialità, si misura con la moda -come le sedie Nobodys’ Perfect di Zerodisegno fatte con Etro, Missoni e Dolce&Gabbana– con l’architettura d’interni e d’esterni (i progetti per New York) con il design, vasi, poltrone, tavoli. Tutto a colori, quasi-tutto con sorella-plastica.
Il rumore del tempo è soprattutto il nome di un’istallazione apparentemente minimale e maniacale. La goccia che segna il tempo e tuona dentro un barile mentre pendoli con il mirino di precisione accompagnano lo scorrere rumoroso.
La mostra è disseminata di furniture-icon, come la poltrona Up, best seller di B&B dai lontani ‘60, o il divano Tramonto a New York, una delle regine del catalogo Cassina.
Apparentemente immediata, questa retrospettiva va sbucciata con passione per capire che Gaetano Pesce è un dj capace di fare convivere il carnevale di Venezia con l’interno di un loft nordamericano.
Tutto è antropomorfo, molto spesso femminile. Gaetano Pesce -artigiano moderno- dietro presse, stampi e marketing, rimane profondamente legato ai materiali e al saper fare, alla logica del lavoro manuale. Dopotutto, visceralmente italiano.
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