La mostra in corso al Museo Bagatti Valsecchi, inauguratasi il 21 novembre 2000, è dedicata ad illustrare un episodio di rilievo legato alla Milano di metà Ottocento. Vi fu coinvolto Giuseppe Archinto (1783-1861), membro di una tra le più antiche e prestigiose famiglie di Milano. La notorietà, la gloria e l’importanza degli Archinto derivarono, in particolare, dall’aver posseduto, a partire dal Cinquecento, ricche collezioni d’arte. Giuseppe Archinto nacque a Cremona il 14 settembre 1783. Negli anni 1833-1837, fece costruire dall’architetto milanese Gaetano Besia (1791-1871), per l’ingente spesa di tre milioni di lire austriache, l’imponente palazzo Archinto di via della Passione, a Milano. Un’architettura ancora esplicitamente classica, fedele alla tradizione milanese della fine del XVIII secolo.
Ed è grazie alla proverbiale prodigalità del Conte, a tal punto eccessiva da condurlo al totale dissesto dell’ingente patrimonio familiare, che Palazzo Archinto poté arricchirsi di preziose collezioni e, soprattutto, di sfarzosi decori e arredi. All’interno del palazzo, appunto nella logica di quella ininterrotta pratica di collezionismo di cui si è detto, l’Archinto raccolse e incrementò le proprie collezioni di cammei, di pietre preziose, d’incisioni e d’oggetti d’arte. Il tema della mostra è appunto legato al Palazzo di via della Passione: è esposta l’inedita raccolta di disegni e acquerelli, dell’architetto parigino Nicholas-Auguste Thumeloup (1804-1864), realizzati per la progettazione degli arredi interni, e degli ornati, del palazzo. Ornati, in legno stucco e cartapesta, trasportati da Parigi a Milano, la cui posa in opera fu direttamente seguita da Thumeloup. Thumeloup, personaggio di cui si registra la quasi totale mancanza di notizie bibliografiche, espresse, nei disegni esposti in mostra, un rimando sufficientemente esplicito alle architetture classiche e rinascimentali italiane. Ricco, e anch’esso inedito, è l’epistolario, presentato in forma di appendice documentaria nel catalogo della mostra, tra il conte Archinto e l’architetto. L’elemento di richiamo della mostra è costituito comunque dall’occasione di ammirare i preziosi acquerelli di Thumeloup: opere emblematiche e significative del revival neo-rinascimentale ottocentesco.
Inoltre, l’intera vicenda degli arredi di Palazzo Archinto, riconduce ad un aspetto particolare, ma non del tutto insolito, del gusto aristocratico nell’arredo domestico nella Milano degli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento: la tendenza a privilegiare la produzione d’oltralpe, favorendo così gli artisti e gli architetti francesi.
Fabrizio Parati
A Spazio URANO prende forma “I resti del mondo | fase 4”, progetto espositivo di Sergio Angeli, a cura di…
Realizzata per l'Esposizione Universale del 1889, a maggio andrà in vendita da Artcurial con una stima di 120.000-150.000 euro
Nella sua sede pop up di Napoli, la Galerie Gisela Capitain dedica un ampio progetto espositivo a Martin Kippenberger, per…
Tende, studi di registrazione, spazi di confronto, cucine e labirinti: l'arte relazionale di Rirkrit Tiravanija invade lo spazio milanese e…
Il mio lavoro nasce da una domanda: come dare forma a ciò che non è visibile?
Il festival di ZONA K torna a interrogare informazione, politica e immaginari contemporanei, tra performance, installazioni e pratiche ibride che…
Visualizza commenti
Sono un'"educanda" (cioè alunna convittrice) della seconda classico europeo in palazzo archinto e consiglio davvero a tutti di visitarlo. Ogni anno infatti noi alunne insieme alle nostre istitutrici e prof. organizziamo visite guidate tra le mura del collegio. Sarebbe davvero un peccato non venire a visitare uno dei pochi palazzi neo-classici di Milano.
Allora, intesi, ci incontriamo lì!
E se passate, chiedete pure di me!
Roberta
che carinaaaaaaaaaaaaaaa, peccato abito lontano da Milano