Il ritrovamento di un capolavoro caduto nell’anonimato di una collezione privata, il Compianto di Cristo (1630 ca), e l’intenzione di sottolineare la centralità dell’Italia nel panorama artistico europeo del ‘600.
Questi i presupposti della mostra con cui Palazzo Reale omaggia il genio di Anton Van Dyck (Anversa 1599 – Londra 1641), riservandogli la suggestiva Sala delle Cariatidi con l’allestimento solenne ma non invasivo di Luca Ronconi. Trentaquattro opere, tra cui alcuni prestigiosi prestiti internazionali, per un’esposizione articolata in due sezioni – una comprendente le tele di tema mitologico o biblico, l’altra dedicata ai principali ritratti eseguiti dal pittore fiammingo nel nostro Paese.
Approdato a Genova nel 1621, Van Dyck lavora soprattutto al servizio della ricca borghesia mercantile. Nei suoi ritratti, a figura intera e in dimensioni reali, la sontuosità degli abiti e degli ambienti sancisce il rispetto delle convenzioni sociali. La trasparenza dei veli, la preziosità di pizzi e broccati vengono restituite con un realismo stupefacente, così come gli oggetti d’arredo e i dettagli architettonici sullo sfondo (si pensi al Gentiluomo di casa Spinola, 1623-25).
Ma all’abilità tecnica, il pittore fiammingo unisce una grande capacità d’introspezione psicologica dei personaggi, che pur nelle loro compunta dignità e nelle loro pose solenni appaiono sempre individualmente caratterizzati. All’attenzione minuziosa per i particolari, tipica dei nordici, e alla carica vitale del maestro Pieter Paul Rubens, Van Dyck unisce la lezione italiana, sperimentando una tavolozza luminosa e vibrante, debitrice innanzitutto di Tiziano e del Correggio. Rispetto alle opere di Anversa, la pittura si fa pastosa e le pennellate più larghe, la luce diventa calda anche quando il colore predominante nella tela è il nero. Durante il suo soggiorno in Italia – a Genova fino al 1627, con incursioni anche a Roma (1622 e 1623), Firenze, Bologna, Torino, Venezia, Mantova e Palermo – Van Dyck non esegue solamente ritratti per borghesi, aristocratici e cardinali, ma anche scene mitologiche e di soggetto religioso. Anzi, proprio in quest’ultimo campo è palese la rottura rispetto al percorso compiuto ad Anversa e l’influsso dei modelli italiani, dal Correggio ad Annibale Carracci e alla scuola bolognese, di cui riprende l’ideale di bellezza sensuale e il patetismo delle scene religiose. Ma anche per i quadri che ruotano attorno al Compianto di Cristo (presentato in tre differenti versioni: 1628; 1630 ca; 1634-36) il primo punto di riferimento per il pittore fiammingo è Tiziano, a cui nel Tributo della moneta (1625 ca) offre esplicitamente omaggio.
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link correlati
www.artcyclopedia.com/artists/van_dyck_sir_anthony.html
http://www.vandyck.co.uk
http://www.artchive.com/artchive/V/van_dyck.html
silvia margaroli
mostra visitata il 27 febbraio 2004
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