Esporre solo otto piccoli disegni di Aligi Sassu può, forse, apparire come una sfida lanciata dalla Fondazione Corrente alla tendenza oggi in voga in Italia, e soprattutto a Milano, di considerare importante una rassegna di arte figurativa solo se il numero di opere esposte è elevato. Se si tratta di una sfida occorre ammettere che è stata vinta poiché le opere esposte al Museo Treccani riescono a racchiudere gran parte della forza espressiva del maestro sardo e trasmettono compiutamente il clima culturale e politico, nel quale agiva (obiettivi che dovrebbero essere alla base di ogni mostra). Marina Pizziolo, curatrice della rassegna, ha scelto queste opere tra un corpus di circa 400 disegni che Sassu eseguì durante l’anno di carcerazione trascorso a Fossalto tra il 1937 e il 1938, comminatogli per la sua attività antifascista. Si tratta di piccoli manifesti di un realismo sincero e rivoluzionario, di denuncia e, nello stesso tempo, di grande avanguardia : in anni di “sterminio del reale” Sassu reagisce e si inserisce in quella “querelle du realisme” che agitava il mondo culturale dell’epoca, soprattutto parigino. Il paragone può apparire forse irriverente, ma se si confrontano questi otto disegni con la contemporanea Guernica di Pablo Picasso si possono intuire le diverse strade che l’arte contemporanea stava prendendo; Sassu non discuteva tanto la concezione post-cubista di Picasso, bensì rivendicava l’uguale dignità della corrente realista che allora veniva considerata in second’ordine. Giustamente Marina Pizziolo scrive, nelle note di presentazione, “…credere nelle potenzialità del realismo, nel caso di Sassu, non è mai stata l’affermazione di una estetica facile, di una banale logica delle belle arti […]. Sassu ha avvertito, con profonda consapevolezza, l’inganno dei suoi tempi, quell’insensato sterminio del reale messo in atto messo in atto dall’inarrestabile flusso di immagini che ci
Luca Scalco
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