Dopo la performance alla serata conclusiva dello Street Film Festival di Milano la scorsa estate, Micha Klein, inventivo animatore della scena techno europea ed artista poliedrico, torna allo Studio B & D, dove espone alcuni recenti lavori fotografici (tra cui quattro opere inedite della serie “Arrival of the rainbow children”) oltre al video realizzato per l’attuale tournée del rapper Eminem.
Micha Klein esordisce come vj negli anni Novanta, diventando uno dei protagonisti della scena techno del Nord Europa, producendo video ipnotici nei quali gigantesche pasticche di ecstasy fluttuano tra cuori alati, fiori, emoticons, forme geometriche e simboli pacifisti al ritmo incalzante della music house.
La tecnologia, la musica, la cultura del club e l’immaginario che ha prodotto sono gli elementi fondanti della sua arte. Analogamente all’attività nel club come vj, anche nella produzione visiva, Klein opera per contaminazione: mescola (o meglio mixa) alle suggestioni provenienti dalla scena house, riferimenti colti, immagini prese dalla cultura di massa e dalla moda, creando un’enciclopedia dell’immaginario contemporaneo, una rassegna d’immagini brillanti e sintetiche, d’allucinazioni estatiche di spensierati paradisi artificiali.
I lavori fotografici, rielaborati al computer, mostrano un olimpo contemporaneo, popolato da divinità seducenti e perfette, che si muovono tra pastiglie di ecstasy in paesaggi artificiali di architetture cristalline, con cieli dai colori improbabili, attraversati da inverosimili arcobaleni, dove fluttuano tetraedriche forme, e, ancora, elfi e fate, che spuntano da fiori di loto o scherzano seduti su funghi di consistenza plastica. Apparizioni chimico-tecnologiche, colorate e sgargianti e bellezze irreali create con la tecnica del morphing, sovrapponendo le fattezze di bellissimi modelli.
Le visioni di Micha Klein, ai limiti della legalità, ironiche, gioconde, godibili e apparentemente facili, alludono a temi rilevanti: il primato dell’apparenza, l’ossessione per la bellezza e la perfezione estetica, la chirurgia plastica, i corpi sintetici, la clonazione, la tecnologia che, ormai parte di noi, si è fatta carne, l’utilizzo di sostanze stupefacenti e le alterazioni chimiche della coscienza.
Oltre a questo c’è il riferimento storico artistico, la reinterpretazione romanticamente allucinata e vaneggiante di un’età dell’oro, di un mondo parallelo da fiaba, di uno psichedelico sogno di una notte di mezza estate popolato da elfi e fate, putti e angeli, che assumono le sembianze degli eroi e delle eroine della passerella e della dance hall, figure allegoriche un tempo protagoniste dell’arte e della letteratura e ora relegate nell’universo del kitsch.
L’opera di Micha Klein, così glamour e apparentemente leggera, è la rappresentazione estremizzata ed enigmatica del mondo della cultura dance, uno degli innumerevoli volti, forse tra i più eccessivi, ma sintomatici, della complessità contemporanea.
Rossella Moratto
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