Nella Sala Napoleonica dell’Accademia di Belle Arti c’è la possibilità, osservando gli schizzi, i disegni e gli studi che precedono e portano ad una scultura, di riuscire ad immaginare il percorso creativo dell’artista pescarese, scomparso nel 1990. “La scultura è sempre un lavoro d’équipe coordinato dall’artista che ha fatto il progetto”: le foto in bianco e nero di Silvano Maggi, scattate fra il 1972 e il 1985, ritraggono proprio Cascella a lavoro nel suo laboratorio e con i suoi collaboratori. È necessario iniziare da questa esposizione anche perché fra i modellini in gesso ci sono quelli di alcune sculture presenti nel cortile, nella sala e nel giardino di Palazzo Isimbardi. Granito, marmo, acciaio, bronzo, onice, porfido e quarzo bianco sono solo alcuni dei materiali usati da Cascella per produrre le levigate sculture ad incastro dalle forme rotondeggianti. “Legame” (1962) è l’unica realizzata con due materiali, due tipi di marmo differenti: le forme, unite ma specularmente contrapposte, sono identiche.
“Con le mie sculture intendo esprimere gioia, bellezza, armonia”. Nello studio dei materiali, l’artista utilizza vari tipo di marmo: nero, grigio, rosa, turco, e in “Canto notturno” (1990) l’affascinante marmo nero del Labrador maculato da opalescenze. Osservando questa e le altre sculture l’istinto porterebbe a toccarle per verificare l’impressione visiva di perfezione materiale. “Mi piacciono le cose perfette, belle da vedere, da toccare, da carezzare”.
Luca Gricinella
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