Categorie: Mostre

Alla Triennale di Milano Toyo Ito rilegge l’opera del grande designer Andrea Branzi

di - 11 Maggio 2026

È in corso fino al 4 ottobre 2026 alla Triennale Milano, la mostra Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present. Non si tratta di una retrospettiva sull’opera straordinaria di Andrea Branzi, intellettuale, architetto e designer tra i più importanti della cultura contemporanea del progetto. È un’operazione di pensiero, un processo quasi filosofico che rompe la linearità del tempo per aprirsi a una dialettica dinamica, un flusso continuo, no-stop attraverso il quale il progetto si fa visione, attraversamento di mondi in cui le strutture – oggetti, spazi, pelli, decori, materiali – sono incessantemente stabilizzate e destabilizzate.

Andrea Branzi By Toyo Ito. Continuous Present. Installation view , Foto /Photo Andrea Rossetti © Triennale Milano

Questa dinamica del progetto non avviene nello spazio e nel tempo, ma nella creazione stessa di un proprio personale spazio-tempo. È così che il progetto acquisisce una centralità olistica che sfiora, riscrive, immagina sistemi aperti e permeabili, un’idea di contemporaneità fragile e diffusa. Realizzata in collaborazione con la Fondation Cartier pour l’art contemporain, la mostra attraversa oltre cinquant’anni di ricerca di una delle figure centrali del progetto italiano. A dare forma ambientale e relazionale a questa visione è Toyo Ito, architetto, amico e complice di Branzi, realizzando il percorso espositivo come un fiume in continuo scorrimento che non ha un centro né confini netti. Un dispositivo spaziale che restituisce tutta la complessità e al contempo la leggerezza, le potenzialità dell’idea di progetto di Branzi. Continuous Present riunisce disegni, modelli, installazioni, oggetti e documenti curati e organizzati, con grande perizia, da Nina Bassoli e Michela Alessandrini.

Andrea Branzi By Toyo Ito. Continuous Present. Installation view , Foto /Photo Andrea Rossetti © Triennale Milano

Così le curatrici inquadrano la loro visione profonda, rispettosa e colta: «L’idea che ha guidato Toyo Ito nell’immaginare lo spazio e il flusso della mostra ci ha guidato nell’impostazione curatoriale… Per Ito, Andrea Branzi è il teorico del meta-design, colui che guarda al design e al suo ruolo dalla prospettiva del pensatore, e lo spazio disegnato per la sua mostra non propone forme che imbrigliano ma suggerisce, piuttosto, un movimento. Branzi si fa portatore di un senso ecologico delle forme e dello spazio, tanto domestico quanto urbano, l’ambiente immaginato da Ito è essenziale e osmotico, organizzato in flussi visivi». Il percorso espositivo si condensa, coagula attorno a 11 sezioni/aree concettuali che mettono in luce le tappe fondamentali del lavoro di Branzi. Tutto comincia con la seminale mostra del 1966 della Superarchitettura e la No-Stop City, dove viene riproposta l’installazione di un progetto simbolo del pensiero radicale che ripensava la metropoli contemporanea come un continuum urbano privo di gerarchie.

Andrea Branzi By Toyo Ito. Continuous Present. Installation view , Foto /Photo Andrea Rossetti © Triennale Milano

Altro tema ricorrente della ricerca di Branzi è quello della natura e dell’animale, che in maniera pionieristica teorizza e visualizza il superamento dell’antropocentrismo. Branzi ha sempre teorizzato l’abitare il mondo insieme ad altri viventi e non. Ne sono un esempio le sue sedute-manifesto Animali domestici, create a partire dal 1985, in cui tronchi grezzi di betulla vengono innestati su strutture in acciaio. Segni, elementi, oggetti, cose che danno forma a ecosistemi permeabili come si evince delle installazioni create nel 2008, concepite come recinti aperti e effimeri che invitano l’osservatore a far parte di un ambiente relazionale complesso e simbiotico. Emerge come le riflessioni di Branzi su biodiversità urbana, rewilding e ecologia – sviluppate decenni fa – siano oggi al centro del dibattito contemporaneo sull’architettura e la città. Negli anni Sessanta, Branzi è stato tra i fondatori del gruppo Archizoom Associati a Firenze, dando vita al movimento del Radical Design.

Andrea Branzi By Toyo Ito. Continuous Present. Installation view , Foto /Photo Andrea Rossetti © Triennale Milano

In Una generazione esagerata, suo saggio manifesto, lo stesso Branzi descrive quel periodo non come una rivoluzione violenta, ma come l’espressione di una minoranza creativa capace di utilizzare il conflitto come tema figurativo e culturale, senza cadere nell’ideologia pura. Il conflitto come strategia che in un’Italia che non ha mai avuto una vera rivoluzione, attraverso l’esagerazione crea lo strumento per dilatare le contraddizioni tra storia e presente, portando il progetto oltre i confini del prodotto industriale e capitalistico. Mentre in Modernità debole e diffusa, saggio del 2006, con lucidità e coerenza Branzi rilegge il ruolo del progetto all’inizio del XXI secolo, sancendo la crisi definitiva della modernità razionalista e delle sue certezze assolute.

Andrea Branzi By Toyo Ito. Continuous Present. Installation view , Foto /Photo Andrea Rossetti © Triennale Milano

I modelli urbani non si basano più su strutture pesanti o monumentali. Si tratta di un’architettura enzimatica, fluida e evolutiva, che agisce in modo simile alla fisiologia umana, a basso consumo energetico. Così il territorio diventa un continuum senza perimetro, influenzato dalla cultura digitale e dai flussi algoritmici. Le funzioni si moltiplicano, si polverizzano, scompaiono. Anche gli oggetti non sono più elementi da ammirare o macchine perfette, ma presenze discrete (Animali Domestici appunto) che abitano i nostri spazi, portando la natura e la memoria all’interno delle nostre case. La città, il pianeta, le case sono condizioni aperte che nel presente continuo di Branzi disegnano iperstizioni e possibili immaginari per il progetto di nuove possibili sopravvivenze in questo mondo conflittuale e disumano.

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