Andy Warhol, Marilyn, 1967, serigrafia su carta, cm 91x91, Collezione privata
60 opere per raccontare l’arte rivoluzionaria di Andy Warhol, padre fondatore della cultura visiva contemporanea: questa volta l’appuntamento è a Caorle, per “The Age of Freedom”, una mostra curata da Matteo Vanzan, in esposizione al Centro Culturale Bafile, dall’11 giugno al 3 settembre 2023. Per approfondire un momento storico fondamentale per l’arte, quegli anni ’60 di grande effervescenza dopo il dramma della Seconda Guerra Mondiale, l’esposizione sarà scandita anche da lavori di altri grandi protagonisti, che riportarono la figurazione al centro del dibattito culturale internazionale dopo la stagione Informale: il vincitore del Gran Premio della Biennale di Venezia del 1964, Robert Rauschenberg, ma anche Roy Lichtenstein, Joe Tilson, Robert Indiana, Mario Schifano, Mimmo Rotella, Tano Festa, Franco Angeli e molti altri.
«Andy Warhol u l’artista determinante nella rinascita artistica della seconda metà del Novecento: cambiò il concetto stesso di arte sovvertendo l’estetica di un’intera generazione», racconta il curatore della mostra Matteo Vanzan. «Attraverso l’esposizione, tra le altre, delle celebri opere dedicate a Marilyn Monroe, Mao Zedong, Flowers, Dollari, Campbell’s Soup e Interviews racconteremo la storia intensa di un mondo fatto di comunicazione e genialità, business e consumismo nel ruolo centrale di una Factory divenuta punto catalizzatore dell’establishment artistico americano. Warhol, infatti, non rappresenta solamente la superstar del mondo dell’arte e del mercato che tutti conosciamo, ma è l’immagine di un uomo dal volto sensibile e timido che si è trasformato in uno sperimentatore dalle esplosive capacità comunicative».
Nato il 6 Agosto 1928 a Pittsburgh da immigrati cecoslovacchi e morto il 22 febbraio 1987 a New York, Andy Warhol ha fatto della provocazione e dell’ironia il suo modus operandi, creando una vera e propria filosofia, fatta di aforismi e cortometraggi, “pronta all’uso”. Una genialità costruita attorno al concetto di un artista trasformato in una macchina di riproduzione seriale, costantemente affascinato dalla ripetizione ossessiva di un’azione, apparentemente fine a se stessa.
Il percorso espositivo sarà ampliato anche da una selezione di video, documentari e da alcuni film d’epoca. «Il nostro obiettivo è quello di raccontare l’uomo prima dell’artista, con tutte le sue nevrosi e le sue insicurezze in un corollario di aforismi che, nell’ironia della sua essenza, tracciano inequivocabilmente la personalità di Andy Warhol come entità capace di generare un microcosmo che riassume in sé il clima del anni Sessanta», ha continuato Vanzan. «Una sottocultura fatta di arte, cinema e musica che racchiude i dogmi fondanti di una nuova società di cui Warhol ha rappresentato il massimo interprete»
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