AnthonyMcCall, Solid Light, Reggia di Venaria, 2025, veduta della mostra, ph. Andrea Guermani
Fino 31 agosto 2025, la Reggia di Venaria ospiterà i volumi immateriali e le prospettive luminose di Solid Light, mostra di Anthony McCall, tra i pionieri dell’arte della “luce solida”. L’esposizione, parte del programma triennale Into the Light, prosegue la prestigiosa tra il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude e la Tate, che ha già presentato una versione analoga alla Tate Modern di Londra.
Nato nel 1946 a St Paul’s Cray, in Inghilterra, e newyorkese d’adozione, McCall ha rivoluzionato il linguaggio del cinema sperimentale dagli anni Settanta, liberandolo dalla bidimensionalità dello schermo per proiettarlo nello spazio. Oggi continua a sviluppare nuove opere in “luce solida”, sfruttando le tecnologie digitali per affinare un linguaggio che conserva intatta la sua forza originaria: rendere lo spazio un evento da percepire. McCall ha esposto nei principali musei internazionali, dal Centre Pompidou al Guggenheim Bilbao: i suoi fasci luminosi attraversano la foschia che riempie le sale, assumendo forma conica, piana o curva, come sculture intangibili che invitano il visitatore ad attraversarle.
La Citroniera, capolavoro barocco di Filippo Juvarra, diventa un contrappunto architettonico ideale per opere che sfumano i confini tra i linguaggi espressivi. Il percorso espositivo, curato da Gregor Muir e Andrew de Brún con Lauren Buckley, si apre con materiali storici – disegni, fotografie e taccuini – che documentano le prime ricerche geometriche dell’artista, e con il film Landscape for Fire (1972), in cui una griglia di fuochi accesi al crepuscolo trasforma un campo inglese in un’installazione effimera.
Il fulcro della mostra è costituito da quattro opere emblematiche: Line Describing a Cone (1973), proiezione in lento movimento che disegna nello spazio un cono di luce; Doubling Back (2003), in cui concavità e convessità avvolgono ed escludono alternativamente il corpo dello spettatore; Face to Face IV (2013), doppia proiezione che evoca il momento di un incontro umano; e Split Second Mirror I (2018), dove la rifrazione amplifica la scultura luminosa creando forme tridimensionali esplorabili fisicamente.
La mostra si inserisce in un itinerario più ampio: dalla Sala di Diana ai Giardini, passando per la Galleria Grande e il Rondò alfieriano, Into the Light costruisce un dialogo continuo tra architettura, storia e installazioni luminose, accessibile con un unico biglietto e, nelle Sere d’Estate, visitabile fino alle 23 il venerdì e il sabato.
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