Dog in the Window, exhibition view, AplusB gallery. Brescia. ph Petrò_Gilberti
Prima, forse di una lunga serie, questa collettiva si inscrive nella cornice di un mondo-immagine, dove la cosa sta così come noi la vediamo, che non è semplicemente un supporto, sul quale proiettiamo sogni, pensieri, esistenze, bensì è il nostro spazio comune. In questa cornice, teorizzata da Federico Ferrari e ripresa da Dario Bonetta attraverso l’espressione “dog in the window” (da Homo figurans), tutto avviene sul mondo-immagine: non vi è un prima o un dopo, un al di qua o un al di là di questo mondo, poiché ciò che avviene si trova sulla superficie.
La mostra è pensata, e costruita, come una raccolta di frammenti, non omogenei, provenienti da storie differenti, che si sfiorano là dove, l’occhio e il mondo, accennano un contatto: l’immagine. Sia essa vissuta, come un sintomo, sia essa inattesa, come un segno non familiare, che annuncia che annuncia visivamente qualcosa non ancora visibile, l’immagine che deriva dalle azioni e dai gesti degli artisti e che si staglia sulla superficie, porta con sé una visione che apre alla possibilità di una nuova modalità di guardare.
Lo sguardo è sollecitato, fin dall’ingresso, da forme e colori che sembrano scaturire dal flusso continuo e ininterrotto della vita per infrangersi sulla nostra vita. Ci misuriamo con le opere in mostra riconoscendo l’ambiguità delle immagini che svela, avvicinandosi, una forma di scrittura che spazia sulle superfici.
I pannelli di Tiziano Martini, sempre realizzati con materiali poliuretanici, lasciano emergere in tutta la loro potenza, amplificata dallo strato di glossy finale, un lento e raffinato lavoro di scavatura dell’immagine e di successiva levigatura della materia. Accanto a lui Merve Iseri riscrive sulla tela un alfabeto di allegorie personali e archetipiche. In questo suo immaginario il quotidiano incide ponendosi come registrazione di emozioni differenti o paesaggi interni ed intimi, che talvolta confluiscono in immagini riconoscibili, in altri casi diventano invece puramente astratti, come trascrizioni di un flusso di coscienza. I dipinti di Miguel Marina sono il risultato di una straordinaria e processuale operazione, somma di idea-immagine-materiale. Nei lavori in mostra l’invisto si svela come un un processo in cui ogni pezzo e ogni materiale conducono al successivo, provocando salti formali e discorsivi che cercano di analizzare e pensare il paesaggio e i diversi elementi che lo compongono a partire dalla pittura e dai diversi percorsi plastici che essa offre. I piccoli, e intimi, e potenti, dipinti di Marta Ravasi, che si stagliano sulle pareti della galleria come frammenti di memorie lontane – vividi e figurativi, ma caratterizzati da una dimensione di imminente evanescenza e mutabilità, definiscono un romantico immaginario. Il tempo alterato, sospeso, quasi immobilizzato all’interno di tonalità terrene, cui sembrano appartenere queste opere, si pone in continuità di confronto con i soggetti – conchiglie, agrumi e molluschi – che provengono da un’emotività viscerale e controllata. E infine gli acrilici su tela di Russell Tyler, la cui superficie apparentemente piatta e uniforme è vibrante e dinamica. Gestuali e geometrici al contempo, i lavori esprimono, attraverso il potere del colore, una necessità di libertà e di espressione illimitata che si espande dall’immaginario al mondo reale.
Il ritmo di Dog in the Window è vivo, è esplosivo. Avvolge e abbraccia la metrica del mondo contemporaneo, quella libera, slegata da una grammatica fissa e capace di essere continuamente innovativa. Nel mondo in cui viviamo, il mondo-immagine, dobbiamo iniziare a cogliere questo ritmo, imparare a sentire lo spazio vuoto guardando un’immagine.
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